Nessuna lista, nessun simbolo, nessun candidato. In Campania Carlo Calenda ha deciso di restare spettatore – e forse commentatore, o meglio ancora notista politico – di una partita elettorale che definisce «incomprensibile». Il leader di Azione è arrivato all’Università di Fisciano per un incontro con gli studenti. Ma ben presto il suo intervento ha preso la forma di un’analisi-previsione sulla sfida delle urne per Palazzo Santa Lucia, superando ben presto i confini accademici. «Vincerà Roberto Fico di misura, e con un’astensione gigantesca» ha profetizzato Calenda. «Poi partirà una guerra per la quale Vincenzo De Luca ha già fatto predisporre una botola nel suo ufficio: appena Fico si siede per prendere poteri, scompare nella botola e lo ritroveremo mummificato tra cinque anni». Una battuta ironica, certo. Fino a un certo punto, però. Perché dietro le sue parole si muove una precisa trama politica. Calenda, infatti, considera lo scenario campano del centrosinistra – il cosiddetto campo largo più volte ribatezzato campo minato – l’ennesimo paradosso della politica italiana. «Ogni giorno» ha proseguito il leader di Azione «vediamo foto che mettono insieme Conte, Mastella e Fico. Cosa c’entrano l’uno con l’altro? E cosa c’entrano con De Luca? Sono accozzaglie costruite per vincere, non per governare». Calenda non ha risparmiato critiche neppure al fronte opposto: «La candidatura del viceministro di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli è poco comprensibile. Bastava candidare Giosy Romano e il centrodestra avrebbe vinto. È tutto molto confuso». Per ora, dunque, Calenda sceglie la distanza. Analizzando più che partecipando: «La destra – conclude il segretario di Azione – «sta recuperando perché la candidatura di Fico è così incomprensibile da scoraggiare molti elettori di centrosinistra. È una sfida aperta. Ma con troppa confusione in campo».

