Bordino: «Costruiamo una città attenta ai più deboli»

Costruire una lista rappresentativa delle diverse realtà cittadine, così da costruire una proposta realmente centrata sulle esigenze di Salerno. Questo l’obiettivo di Potere al Popolo, come sottolinea Paolo Bordino (nella foto), coordinatore dell’assemblea di Salerno e già candidato nelle fila di Campania Popolare in occasione delle ultime elezioni regionali.
«Vogliamo portare avanti un confronto con la città, con quelle fasce di popolazione che soffrono, anche a causa delle scelte di un sistema di potere che ha guidato Salerno in questi anni. Per questo lanciamo un progetto senza ambiguità, con l’unica condizione di costruire realmente un’alternativa, lontana da giochi di potere ed ogni forma di ambiguità».
In questi anni a Palazzo di Città c’è un pezzo di centrosinistra che è sempre rimasto all’opposizione dell’amministrazione Napoli, è possibile un dialogo con queste forze?
«Questa è una strada che non riteniamo percorribile, perché significherebbe riproporre a livello salernitano una ricetta che il centrosinistra sta già sperimentando: non c’è solo il tragico blocco di potere consolidatosi intorno a Vincenzo De Luca, ma anche l’aggregazione di interessi rappresentata da Gaetano Manfredi. Salerno, per dirla in breve, non ha bisgno di una replica in scala ridotta del patto per Napoli. Un modello che spinge per la privatizzazione degli spazi e dei servizi, per una compressione del diritto all’abitare, verso la chiusura degli spazi sociali».
Da dove prende le mosse la proposta di Potere al Popolo per la città di Salerno?
«Senza dubbio da un’analisi della realtà per come è, senza alcuna narrazione di abbellimento. Questa è una città che continua a perdere abitanti, negli ultimi anni c’è stata una vera e proprio fuga da Salerno, soprattutto dei più giovani. Non è un mistero per nessuno che entro la fine del 2026 Salerno non sarà più la seconda città della Campania per numero di abitanti, posizione che sarà occupata da Giugliano. Qui non si tratta di difendere un “primato”, ma di ragionare sulle cause di un fenomeno, cause che possono tranquillamente essere individuate nella mancanza di opportunità per i giovani, con la nostra università ridotta al ruolo di fabbrica di emigranti. E vogliamo poi discutere del costo delle case e degli affitti alle stelle? Come possono dei giovani pensare di mettere sù casa a Salerno?».
In questi anni si è puntato molto sul turismo.
«Una scommessa in buona parte persa. Si è scelto di proporre alla città un modello di turismo selvaggio, poco redditizio per il territorio in generale».
Cosa può fare un Comune per incidere sull’economia di una città?
«Per esempio può impegnarsi per la stabilizzazione dei lavoratori che svolgono servizi per il pubblico atrraverso il sistema delle cooperative, un modo per rilanciare il reddito all’interno della città. È un punto di partenza, che nella nostra prospettiva dovrebbe portare al superamento di un sistema basato su appalti e subappalti, sul precariato dei lavoratori».
C’è, poi, il grande tema del porto commerciale.
«Siamo al cospetto di un ampliamento dello scalo commerciale a cui tanti fingono di opporsi quando la frittata ormai è fatta. L’impatto sul territorio di questo intervento sarà terribile. E anche sulle Zes è bene sottolineare che, stando così le cose, una volta esauriti i fondi rimarrà un deserto industriale. Mentre un serio piano industriale è una delle cose che veramente manca alla città di Salerno».

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