Oltre cinque ore di confronto diretto, senza reticenze, un clima di ottimismo diffuso a più riprese nel corso degli ultimi due giorni, eppure a Berlino – sede del vertice informale che ha visto allo stesso tavolo gli inviati statunitensi e quelli ucraini – non è stata raggiunta l’intesa sulla bozza di piano per arrivare alla fine del conflitto in Ucraina. Le cessioni territoriali restano il punto crtitico su cui la trattativa finisce per arenarsi.
È lo stesso Zelensky nel pomeriggio a sottolineare come «non tutte le questioni sono facili», anzi «alcune sono molto difficili, come quella territoriale. È importante che tutti lavoriamo per affrontarle in modo leale. Ci sono posizioni ancora diverse, lo dico in modo franco, ma tutti sono disposti a lavorare in modo costruttivo per trovare soluzioni».
Il ritiro da quella parte del Donbass – circa il 20% della regione di Donetsk – ancora controllato dall’esercito ucraino resta un boccone difficile da mandare giù per gli ucraini, mentre per i russi resta uno degli obiettivi minimi da raggiungere in vista di una possibile conclusione del conflitto.
Un traguardo che la Casa Bianca è intenzionata a raggiungere nel più breve tempo possibile, da un lato esercitando una fortissima pressione diplomatica su Kiev perché accetti alla fine di dire addio a quel pezzo di Donbass che ancora resta nelle sue mani, dall’altro offrendo all’Ucraina quelle garanzie di sicurezza tanto invocate. Non l’ingresso nella Nato, ma condizioni di assistenza militare simili a quelle previste nell’articolo 5 del trattato istitutitvo dell’alleanza. Una soluzione che secondo il presidente Trump Mosca potrebbe accettare in vista di un accordo complessivo sulla fine del conflitto.
È lo stesso Trump a dirsi soddisfatto per l’esito dei due giorni di colloqui nella capitale tedesca dove, a suo giudizio, è stata raggiunta l’intesa sul 90% delle questioni poste sul tavolo della discussione.
Fonti ufficiali statunitensi hanno anche sottolineato come «la decisione finale sui territori spetterà all’Ucraina», ma è evidente che senza il placet statunitense ogni ipotesi di accordo resterà tale. Anche una eventuale prosecuzione del conflitto con un disimpegno di Washington non è ipotesi rassicurante per Kiev, considerato che i Paesi europei “volenterosi” non sono in grado di sostituire gli Stati Uniti nel sostegno militare alle forze armate ucraine.

