Il Consorzio Tusciano Solidale ignora la terminologia introdotta dal D.Lgs. 62/2024
BATTIPAGLIA – C’è un dettaglio che non dovrebbe essere un dettaglio. Nella determinazione n. 344 del 16 settembre 2026, pubblicata dal Consorzio Tusciano Solidale e relativa all’avvio del servizio di assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione, ricorre più volte la dicitura “alunni disabili”. Una formula che la normativa nazionale ha ormai superato, ma che nel linguaggio amministrativo locale continua a resistere come se nulla fosse cambiato. Il Decreto Legislativo n. 62 del 3 maggio 2024, infatti, ha introdotto in modo chiaro e definitivo la terminologia “persone con disabilità”, recependo le linee guida internazionali e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Non si tratta di un vezzo linguistico: è un cambio di paradigma. La disabilità non è più un’etichetta identitaria, ma una condizione che riguarda la persona, la sua dignità, i suoi diritti. Eppure, nel documento ufficiale del Piano di Zona S04_1, si legge testualmente: “elenco degli alunni con condizione di grave disabilità” “servizio di assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione per alunni disabili”. Una terminologia che contrasta apertamente con la normativa vigente e che mostra un ritardo culturale e amministrativo che non può essere ignorato. Il Consorzio Tusciano Solidale gestisce le politiche sociali dei Comuni di Battipaglia, Bellizzi e Olevano sul Tusciano. Parliamo dell’ente che ogni anno coordina servizi fondamentali per centinaia di famiglie. Proprio per questo, il linguaggio utilizzato nei suoi atti non è neutro: è un messaggio politico, istituzionale e sociale. Continuare a parlare di “disabili” significa restare ancorati a una visione superata, che riduce la persona alla sua condizione. Significa non recepire una norma che chiede espressamente di mettere al centro la persona, non la disabilità. La determina approva l’elenco dei beneficiari, avvia il servizio dal 21 settembre 2026 e impegna 635.544 euro per il periodo fino al 31 dicembre. Un atto importante, che riguarda 221 alunni dell’Ambito S04_1. Ma il problema resta: un provvedimento che dovrebbe rappresentare il punto più alto della tutela sociale continua a utilizzare un linguaggio che la legge ha dichiarato superato. Il tema non è burocratico, è politico. Se un ente pubblico non recepisce una norma nazionale sulla terminologia della disabilità, significa che la transizione culturale non è stata compresa, né interiorizzata. E questo è grave, soprattutto in un territorio che ogni anno gestisce servizi delicatissimi per centinaia di famiglie. Com’è possibile che un atto ufficiale del 2026 ignori una norma del 2024? Chi deve vigilare sull’adeguamento del linguaggio istituzionale? E soprattutto: quando Battipaglia e il Piano di Zona decideranno di allinearsi a una visione moderna, rispettosa e conforme alla legge? Perché la dignità delle persone con disabilità passa anche dalle parole. E le parole, negli atti pubblici, non sono mai un dettaglio.


