Il corpo trovato dal padre in una pozza di sangue. Nuovo sopralluogo sul luogo del delitto
AVELLINO – La morte di Sergio Tia, ritrovato senza vita nel suo appartamento di viale Italia nel pomeriggio del 6 agosto, è ancora avvolta da una fitta nebbia investigativa. Il corpo era riverso sul pavimento del corridoio, vicino alla porta d’ingresso, in una pozza di sangue. Sul capo è stata riscontrata una ferita la cui natura dovrà essere chiarita dall’autopsia. A rendere il quadro più complesso è un dettaglio che gli investigatori stanno valutando con estrema cautela: la porta dell’abitazione sarebbe stata trovata socchiusa. All’interno, alcuni oggetti rotti e disordine, elementi che potrebbero suggerire una colluttazione ma che, allo stato, non vengono interpretati come prova certa. L’uomo si era trasferito da poco ad Avellino e parte del caos potrebbe essere legato al recente trasloco. Per questo, gli inquirenti mantengono la massima prudenza: non è corretto parlare di omicidio. Le ipotesi restano tutte aperte: malore, caduta accidentale, evento violento con possibile coinvolgimento di terzi. Nessuna pista è stata confermata o esclusa. A far scattare l’intervento è stato il padre di Sergio Tia, preoccupato perché il figlio non rispondeva ai messaggi dalla sera precedente. Raggiunta l’abitazione, ha trovato la porta socchiusa e il corpo a terra. Immediata la chiamata alle forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle Volanti, la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica, che hanno isolato l’area e avviato un sopralluogo durato ore: fotografie, rilievi, repertazione di ogni elemento utile. Il primo esame esterno del medico legale non ha permesso di stabilire la causa della morte. La vicenda è seguita direttamente dalla Procura della Repubblica di Avellino. Sul posto sono arrivati il procuratore facente funzioni Francesco Raffaele e il sostituto procuratore Francesco Santosuosso, titolare del fascicolo. Oltre all’appartamento, gli investigatori hanno esaminato anche l’auto della vittima, una Renault Clio parcheggiata nelle vicinanze. Casa, auto ed effetti personali sono stati posti sotto sequestro per consentire ulteriori approfondimenti. L’obiettivo è ricostruire con precisione le ultime ore di vita di Sergio Tia: spostamenti, incontri, eventuali accessi all’abitazione. Ieri gli investigatori sono tornati nell’appartamento per nuovi rilievi. Un segnale chiaro: la scena non è ancora completamente decifrata e potrebbero emergere elementi utili. Parallelamente vengono ascoltati familiari, amici e colleghi per ricostruire la rete di contatti dell’uomo e capire cosa sia accaduto nelle ore precedenti al decesso. Originario del Napoletano, si era trasferito da poco ad Avellino per motivi professionali. Lavorava come consulente nel settore dei servizi per il lavoro presso un’agenzia interinale del capoluogo irpino. Lascia la moglie e un bambino di cinque anni. Sulla sua età, le fonti giornalistiche non sono concordi: alcune indicano 42 anni, altre 44. In assenza di una comunicazione ufficiale, è prudente non cristallizzare il dato La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Moscati. La Procura ha disposto l’autopsia, considerata il passaggio chiave per chiarire: la causa della morte, la natura della ferita alla testa, la compatibilità con una caduta, un oggetto o altre dinamiche. Solo dopo i risultati medico legali sarà possibile restringere il campo delle ipotesi. La porta socchiusa, la ferita alla testa, la posizione del corpo: elementi da chiarire, non prove di un’aggressione. Le prossime risposte arriveranno dall’autopsia, dai nuovi rilievi della Scientifica e dalla ricostruzione delle ultime ore di vita di Sergio Tia.

