Ci saranno anche i lavoratori del comparto automobilistico questa mattina a Roma, a presidiare simbolicamente la sede del Ministero dell’Industria dove si terrà il tavolo dedicato alla crisi del settore. Una crisi, bene ricordarlo, che grava in modo particolare sulle regioni del Mezzogiorno, dove si trovano tre dei principali stabilimenti del gruppo Stellantis: Atella, Pomigliano e Melfi. Con tutta la rete dell’indotto che vi gravita intorno, un sistema che – a differenza di quanto accade nelle regioni settentrionali – è in massima parte monocommittente, dunque avverte con maggior forza i contraccolpi della crisi in cui si dibatte Stellantis e delle politiche di delocalizzazione industriale del gruppo, ben esemplificate dai suoi recenti a Kenitra, in Marocco, ed a Kragukevac, in Serbia.
L’assemblea unitaria di ieri di Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento Avio Aero di Pomigliano d’Arco – dedicata alla discussione del contratto collettivo nazionale di lavoro – è diventata così anche un’occasione per fare il punto della situazione sul comparto automotive e illustrare la piattaforma di richieste e priorità che saranno portato al tavolo di confronto di quest’oggi.
«Il tavolo automotive del governo – dice Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil (nella foto) – non è un tavolo che garantisce gli stanziamenti che avevano dato i governi precedenti. Noi avevamo 8 miliardi del fondo automotive e questi soldi sono stati destinati in parte ai bonus dati a chi acquista le auto, ma questo non si è tradotto né in occupazione né tantomeno in investimenti. E questo è un problema per il Mezzogiorno, ma più in generale per il sistema dell’automotive in Italia».
Critiche che non investono solo le scelte del governo, ma chiamano in causa con forza anche decisioni ed orientamenti di Stellantis.
«Non c’è più – incalza De Palma – la responsabilità sociale di Stellantis rispetto al nostro Paese. Il Ministro Urso parlava di un milione di auto prodotte nel Paese, ma siamo a meno di 300mila auto prodotte con un impatto drammatico, con l’aumento degli ammortizzatori sociali sui lavoratori diretti di Stellantis e con il rischio di perdita dell’occupazione nelle aziende dell’indotto, della componentistica e dei servizi che riguardano Stellantis».
Un calo della produzione che ha colpito in maniera particolare dura proprio gli stabilimenti meridionali del gruppo: se il recordo negativo è quello fatto registrare dallo stabilimento di Melfi con un – 47.2% rispetto al 2024, a Pomigliano la contrazione della produzione nel 2025 ha raggiunto quota 21.9%. Calo che si è tradotto in ben 138 giornate in cui è stato fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, ovvero con fermi produttivi che hanno interessato fino a 3.700 lavoratori.
Di qui la richiesta di un nuovo approccio da parte del governo alla gestione della crisi del comparto. «Per questo – dice De Palma – noi chiediamo al governo una svolta. Ritengo che non basti l’intervento soltanto del ministro Urso, ma che questo debba essere un dossier strategico che, come succede in altri Paesi europei, debba arrivare a Palazzo Chigi all’attenzione della presidente del Consiglio Meloni».
Un intervento che non può e non deve tralasciare il sistema dell’indotto Stellantis – esemplare, in Campania, la vicenda Trasnova – e che richiede il piano coinvolgimento anche della Regione, in una prospettiva integrata e di medio-lungo periodo. «Chiediamo – conclude De Palma – che ci sia l’assunzione di responsabilità del Governo, di Stellantis e della Regione Campania. Tra l’altro, visto che ci sono state le elezioni, qui in Campania, penso che bisogna cambiare passo anche a livello regionale rispetto al passato; va organizzata una task force straordinaria sull’industria che coinvolga le strutture sindacali per garantire una continuità occupazionale alle lavoratrici e lavoratori dentro i processi di trasformazione che sono in corso» .

