Maxi operazione antimafia dalle prime luci dell’alba tra Napoli e Reggio Calabria. I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove indagati, ritenuti gravemente indiziati – a vario titolo – di associazione per delinquere di stampo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla DDA e condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri, una rapina a mano armata messa a segno nell’aprile 2023 a Casavatore. Obiettivo: un carico di 20 chilogrammi di cocaina trasportato da corrieri calabresi e destinato al clan Amato-Pagano.
Secondo gli investigatori, il colpo sarebbe stato organizzato da esponenti del clan Vanella Grassi, gruppo egemone nell’area nord di Napoli, tra Melito, Scampia e Secondigliano.
Tra i destinatari della misura figurano anche appartenenti alla cosca Nirta-Strangio di Reggio Calabria, ritenuti coinvolti nella gestione del traffico di droga. Dalle indagini è emerso che la ’ndrangheta avrebbe messo una taglia da 120mila euro sui responsabili della rapina, valutando persino il sequestro di un familiare per punire lo sgarro.Ritenuto ideatore del colpo è Simone Bartiromo, già detenuto nel carcere di Tolmezzo, che avrebbe agito per saldare un debito di circa mezzo milione di euro, ricavando – secondo l’accusa – 60mila euro dalla vendita della droga sottratta.Determinanti, oltre alle attività tecniche, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno consentito di ricostruire fasi organizzative ed esecutive dell’azione criminale.
Nel corso delle perquisizioni, uno degli indagati è stato trovato nascosto per ore in un vano ricavato dietro un armadio nella camera della figlia, nel tentativo di eludere l’arresto. “Conosciamo il modo di agire della ’ndrangheta”, ha dichiarato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, sottolineando la pericolosità degli equilibri criminali emersi dall’indagine.
Le accuse sono allo stato provvisorie e la misura cautelare è stata disposta nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

