Non sempre le regole dell’aritmetica possono applicarsi alla politica, ma raramente quest’ultima può prescindere da esse. Soprattutto quando si tratta di “pesare” i rapporti tra partiti e componenti: è in questi casi che entrano in gioco i rapporti numerici.
Quello che fa al nostro caso è il rapporto 7 a 2, la formula che rappresenta nella maniera più schematica e chiara possibile il rapporto numerico – dunque di peso politico – all’interno del consiglio regionale tra Forza Italia e Lega. Una formula che nel disegno degli equilibri di aula, però, non ha funzionato. O, peggio come sostengono gli azzurri, non si è voluta applicare, considerato che oggi Forza Italia e Lega possono contare ognuna su un presidente di commissione ed un componente dell’ufficio di presidenza. Un rapporto paritario che sconfessa quel rapporto di 7 a 2 di cui si è detto all’inizio. E che, dopo le tensioni delle scorse settimane, è degenerato in scontro aperto, coinvolgendo l’intero centrodestra. Perché un ruolo determinante nel sostenere la Lega lo ha giocato Fratelli d’Italia.
L’opposizione in Regione è dunque divisa in due: Forza Italia da un lato, Fratelli d’Italia e Lega dall’altro. Una frattura che ormai si è riversata fuori dalle stanze di Palazzo Santa Lucia, finendo per travolgere anche gli accordi presi in vista delle amministrative della prossima primavera. Accordi secondo cui nei due capoluoghi chiamati al voto, Salerno ed Avellino, l’indicazione del candidato sindaco sarebbe spettata rispettivamente a Fratelli d’Italia ed a Forza Italia. L’indicazione emersa dal tavolo dei segretari regionali può considerarsi ormai lettera morta.
A Salerno, in realtà, la candidatura – ancora ufficiosa – di Gherardo Marenghi non ha mai convinto fino in fondo gli azzurri, che lontani dai microfoni hanno definito quella del docente universitario una candidatura debole e su cui è difficile aggregare consensi esterni al tradizionale perimetro del centrodestra. Prospettiva che, invece, in questo momento Forza Italia sarebbe intenzionata a perseguire con convinzione, puntando ad una coalizione di ispirazione civica che possa riunire tutte quelle forze cittadine che intendono rappresentare un’alternativa ad una nuova sindacatura De Luca. Anche strizzando l’occhio ai delusi del centosinistra.
Una frattura che potrebbe investire anche Pagani, dove Fratelli d’Italia intende schierare Nicola Campitiello come aspirante primo cittadino. Una candidatura che non tutti sembrano gradire, tanto che dall’area di centrodestra potrebbe arrivare anche un altro aspirante sindaco: Massimo D’Onofrio. Un nome su cui potrebbero convergere anche gli azzurri.
Scenario non troppo differente quello che si sta profilando ad Avellino: anche in questo caso gli azzurri lavorano ad una soluzione civica, così da allargare la coalizione. Forza Italia, come ha ribadito nei giorni scorsi il coordinatore regionale Fulvio Martusciello, resta ferma sul nome di Laura Nargi. A lei il compito di valutare se dare vita ad una coalizione interamente civica, a quel punto «chi ci vuole stare ci sta», chiosa Martusciello. E nessuna paura di rompere la coalizione di centrodestra, soprattutto dopo l’incontro tra Edmondo Cirielli e Gianluca Festa dei giorni scorsi.
Incontro in cui più d’uno ha visto la possibilità di un’intensa che potrebbe portare Fratelli d’Italia a sostenere la corsa di Festa per Palazzo di Città. Con buona pace degli accordi raggiunti a livello regionale.
Insomma, se Atene piange, Sparta non ride: le difficoltà del centrodestra nel costruire una coalizione compatta per le amministrative non sono da meno – anzi probabilmente sono maggiore – di quelle che incontra il centrosinistra nel provare a tenere insieme il Campo Largo.

