È stata fissata per il prossimo 10 febbraio la riunione presso il Ministero delle Infrastrutture dedicata all’analisi delle criticità che stanno interessando l’aeroporto Costa d’Amalfi, secondo scalo regionale. Rinviato lo scorso 20 gennaio, l’appuntamento vedrà intorno al tavolo ministeriale tutte le parti coinvolte nella gestione dello scalo – ad iniziare da Gesac ed Enac – e nella realizzazione delle opere infrastrutturali di supporto.
Focus sulla decisione di diverse compagnie di abbandonare l’aeroporto salernitano e su un volume di traffico passeggeri inferiore alle previsioni per il 2025, il tutto con l’obiettivo di individuare eventuali misure da adottare per sostenere la crescita del Costa d’Amalfi.
In attesa dell’incontro romano, però, c’è da registrare l’intervento della Filt Cgil, secondo cui è stata data una lettura «lettura parziale e fuorviante» della fase che sta vivendo l’aeroporto salernitano. Per il sindacato solo dal 2030 – data entro cui dovrebbero essere completate tutte le opere in programma – il Costa d’Amalfi sarà a pieno regime e, dunque, sarà possibile valutare le prestazioni reali dello scalo.
Gli interventi in corso per la Filt Cgil sono «elementi indispensabili per trasformare lo scalo in un’infrastruttura moderna, efficiente e adeguata ai volumi di traffico attesi. In questo quadro, l’attuale rallentamento dell’operatività e dei collegamenti non può essere letto come un segnale negativo, ma come una fase di riequilibrio coerente con l’evoluzione dell’opera».
Dunque non ci sarebbe motivo di preoccupazione, anche perché «la Società di gestione – si legge nella nota del sindacato -, al di là del temporaneo rallentamento dell’attività, che ci ha assicurato che il progetto aeroportuale procede senza interruzioni».
Rassicurazioni che, tuttavia, non sembrano aver convinto le compagnie che hanno deciso di lasciare il Costa d’Amalfi.

