Acquisti natalizi, attenti alla trappola dello “strozzo”

Natale ed usura: un binomio apparentemente inconciliabile, eppure molto più solido di quanto potrebbe apparire a prima vista. Il periodo natalizio, infatti, riveste tradizionalmente il ruolo di moltiplicatore di spesa di singoli e famiglie, spesa che sempre più spesso viene alimentata grazie al ricorso al credito.
E proprio questo passaggio espone a potenziali rischi di entrare nel circuito usurario. A lanciare l’allarme è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, attento ad evidenziare due fattori potenzialmente pericolosi: da un lato l’aumento della spesa anche per quelle categorie che, a differenza dei lavoratori dipendenti, non dispongono del reddito aggiuntivo costituito dalla tredicesima né di entrate certe, dall’altro il già ricordato aumento del ricorso al credito.
Solo nelle ultime settimane – ovvero prima del momento culminante degli acquisti natalizi – il report della Cgia sottolinea come già 800mila italiani
«hanno dichiarato di aver utilizzato il credito al consumo per acquistare i regali del prossimo Natale tramite finanziamenti o prestiti personali».
Un dato che spinge gli autori dello studio a sollevare un interrogativo preciso: tutti hanno rivolto la propria richiesta a banche o istituti finanziari ufficiali, oppure alcuni hanno cercato sostegno presso “amici” o semplici “conoscenti”, accettando offerte potenzialmente rischiose?».
Interrogativo più che legittimo a fronte di un altro dato evidenziato dalla ricerca, ovvero che ad essere coinvolti nell’aumento della spesa mensile in occasione delle festività natalizie sono anche singoli e famiglie che versano in situazioni economiche difficili, se non addirittura precarie.
Un elemento che al Mezzogiorno, caratterizzato com’è da indicatori socio-economici mediamente peggiori di quelli nazionali, dovrebbe innalzare sensibilmente la soglia di attenzione nei confronti di un possibile rischio usura.
Anche e soprattutto in Campania, regione in cui la crisi socio-economica era e resta profonda. con troppi lavoratori sottopagati, quando non in nero, dunque privi di ogni contributo e tutela. E con una criminalità organizzata che della gestione del fenomeno usurario ha fatto uno dei principali punti di forza dei suoi affari. Come conferma la relazione della Direzione Distrettuale Antimafia.
Gli scenari disegnati risalgono al 2024 – è quello l’ultimo anno per cui è disponibile il documento – ma c’è da ritenere che poco sia cambiato nel corso degli ultimi dodici mesi. «La contrazione del settore manifatturiero e la stagnazione degli investimenti privati – si legge nella relazione – sono state aggravate dall’aumento dei tassi d’interesse e dalla riduzione del credito alle imprese determinando dinamiche che favorirebbero il ricorso a canali alternativi di finanziamento, spesso controllati da organizzazioni criminali».
Una dinamica evidenziata ieri su queste colonne, quando abbiamo riportato i dati relativi all’aumento delle imprese insolventi, dunque escluse dai normali circuiti di accesso al credito. Ma il problema non risparmia le famiglie: «La presenza di famiglie in stato di disagio – si legge ancora -, insieme alla contrazione del potere d’acquisto e alla disoccupazione strutturale, aumenta la vulnerabilità della popolazione a fenomeni di usura e controllo economico da parte della camorra».
Il tutto in una regione in cui le diverse organizzazioni camorristiche hanno nel ramo usura uno dei principali settori di attività, seppur con diverse sfumature territoriali. Se nelle province di Napoli e Caserta, nel cui territorio operano cartelli strutturati come l’Alleanza di Secondigliano, i Mazzarella e i Casalesi, l’usura è una delle voci del business criminale, in provincia di Salerno – dove «il fenomeno camorristico è influenzato dalla contiguità con le aree napoletane e calabresi» – l’usura insieme al traffico di droga diventa una delle voci principali del bilancio dei clan. A differenza di quanto avviene nel Beneventano ed in Irpinia, dove droga ed storsioni sono in cima alla liste delle attività illecite.

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