A Ginevra oggi nuovi colloqui per fermare la guerra in Ucraina

Si apriranno questa mattina, salvo imprevisti dell’ultimo minuto, i nuovi colloqui tra Stati Uniti, Russia ed Ucraina per tentare di sciogliere i nodi che, finora almeno, hanno impedito di dare concretezza alle bozze di accordo per la fine del conflitto tra Mosca e Kiev.
A Ginevra, dunque, si riparte dalla formula a tre che ha caratterizzato gli ultimi incontri, con delegazioni di alto profilo, tra cui spiccano alti esponenti dei servizi d’intelligence russi ed ucraini. Segno che la discussione si sta man mano concentrando sui punti più crititici.
Una conferma che i colloqui di Ginevra saranno occasione per entrare nel vivo delle questioni più complesse arriva da Mosca, secondo quanto afferma il portavoce del Cremlino Peskov «questa volta, l’idea è di discutere una gamma più ampia di questioni, comprese, di fatto, quelle principali. Le questioni principali riguardano sia i territori sia tutto ciò che è correlato alle richieste che abbiamo avanzato».
Ovvero il riconoscimento della sovranità russa – o almeno del controllo de facto se non de iure – sull’intero Donbass (in parte ancora controllato da Kiev) e sulle altre due regioni annesse alla Federazione Russa con i referendum del 2022 e parzialmente occupate dall’esercito di Mosca.
Ma la discussione affronterà anche aspetti diversi da quelli più strettamente politico-militari, come conferma la presenza dell’inviato speciale del Cremlino Kirill Dmitriev, incaricato di prendere parte a un gruppo di lavoro che si occuperà esclusivamente di questioni economiche.
E che l’economia sia uno degli aspetti cui Mosca guarda con grande attenzione in vista della fine del conflitto in Ucraina, lo confermano anche le notizie riportate dall’agenzia statunitense Bloomberg, secondo cui la Russia sarebbe pronta a discutere con gli Stati Uniti la possibilità di sottoscrivere accordi economici in diversi campi. Ad iniziare dallo sfruttamento congiunto delle risorse petrolifere russe offshore.
Il Cremlino, inoltre, sarebbe pronto ad offrire condizioni di vantaggio alle imprese statunitensi disposte a tornare in Russia, mentre su un piano strategico viene ventilata la possibilità di una ampia collaborazione in settori come quello dello sviluppo dell’intelligenza, lo sviluppo congiunto di progetti in campo nucleare e lo sfruttamento di minerali – litio, rame, nichel e platino – necessari per l’industria ad alto contenuto tecnlogico.
Sul piatto Mosca sarebbe pronta a mettere anche il possibile ritorno al pagamento in dollari delle transazioni internazionali, nel quadro di un accordo complessivo con Washington. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la Russia, in risposta alle sanzioni, ha lavorato con la Cina alla costruzione di un sistema di pagamenti sganciato dalla moneta statunitense, cosa poco gradita a Washington.
L’offerta russa sembra essere particolarmente interessante, del resto già in occasione del vertice in Alaska tra Trump e Putin i temi economici hanno avuto un peso notevole, inatteso per molti osservatori. Questo potrebbe spingere l’amministrazione statunitense ad aumentare ancora le pressioni esercitate su Kiev per arrivare ad un accordo sulla fine della guerra. Del resto è stato lo stesso Zelensky a dire che gli Stati Uniti premono per chiudere il conflitto al più tardi entro l’inizio dell’estate.

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