Sto correndo lungo corso Vittorio Emanuele, in mano un blocco note ed una penna Bic rossa. E’ mattino, c’è il sole e fa caldo. Sto correndo perchè dalla redazione una voce al telefono mi ha ordinato di farlo. E’ successo qualcosa, bisogna andare sul posto. Arrivo in piazza ferrovia, ovunque ambulanze, mezzi dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. Nell’atrio della stazione un muro di carabinieri blocca l’accesso ai binari. Compro un biglietto per Napoli – perchè c’è un treno in partenza proprio in quel momento – e chiedo di poter salire. Mi fanno passare, inizio a correre lungo le scale. Arrivo al binario 1, di fronte a me a pochi metri una nuvola di fumo denso e acre avvolge un convoglio fermo. I caschi rossi stanno ancora spegnendo l’incendio, i volontari delle autoambulanze ed i medici prestano soccorso ai feriti, tanti. Ci sono agenti e carabinieri ovunque. Ci si guarda intorno come se ognuno cercasse di capire cosa davvero sia potuto mai accadere in quella carrozza n.5. E’ il treno partito da Piacenza, dopo la partita che ha sentenziato la retrocessione della Salernitana. A bordo 1500 tifosi granata stipati come bestie. 15 vagoni e appena 15 agenti di scorta. Un viaggio nei peggiori gironi danteschi, attraversando l’Italia e seminando rabbia e frustrazione. L’ultima fermata prima di Salerno era Nocera, qualcuno si mette in salvo scendendo e arrivando sul piazzale della stazione dove gli autobus per Salerno hanno già iniziato il loro servizio. Uno di quei ragazzi - Simone Vitale – avrebbe voluto lasciare quel treno maledetto. Ma indosso ha la maglietta di Bernardini, è facilmente identificabile, qualcuno lo obbliga a tornare indietro e risalire sul treno. Si riparte e sotto la galleria Santa Lucia, il destino spegne la luce e accende le fiamme in un bagno vandalizzato. Il fuoco avvolge subito tutti e tutti. Solo il sangue freddo del capotreno riesce a condurre il convoglio – con i freni azionati e bloccati – fino all’uscita del tunnel. Ma è già tardi. Simone – atleta e vigile del fuoco – prova a salvarne quanti più ne può. Anche altri insieme a lui si daranno da fare ma senza riuscirci. Alla fine cade a terra, soffocato dai fumi tossici di quel rogo infernale. Insieme a lui Peppe, Ciro e Enzo, stretti in unico abbraccio disperato. Io sono ancora qui, su quella banchina, davanti ad un treno fumante. Non riesco a restare in piedi, inizio a piangere. Qualcuno mi appoggia una mano sulla spalla, è un carabiniere che mi fa allontanare. Lo seguo. Fine della storia. Cosa vuoi aggiungere? Salerno quel giorno perse per sempre la sua innocenza. Nella storia c’è sempre un prima e un poi. La storia della Salernitana e della sua gente aveva vissuto il suo incrocio del destino.

