La FIGC entra nella fase decisiva della corsa alla presidenza federale. Saranno Giancarlo Abete e Giovanni Malagò a contendersi la guida della Federcalcio, dopo il deposito ufficiale nei giorni scorsi delle candidature e dei rispettivi programmi elettorali. Malagò può contare sull’appoggio di Lega Serie A, Lega Serie B, Assocalciatori e Assoallenatori, mentre Abete si presenta forte della propria esperienza alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.
«È la storia delle persone che parla per sé, più di ogni altro elemento», ha dichiarato Malagò a Sky Sport 24, tornando poi anche sul tema della presunta ineleggibilità alla presidenza federale: «Non è una mia opinione ma degli esperti a cui mi sono rivolto: è un problema che non sussiste. Mi sembra che i fatti siano molto chiari». Uno dei primi dossier che attenderanno il futuro presidente FIGC sarà quello legato alla Nazionale italiana e alla scelta del nuovo commissario tecnico, chiamato a riportare l’Italia ai Mondiali. Sul tema, Malagò ha spiegato: «Su una cosa non avrò dubbi; dovrà essere un Ct che, come ho fatto io, dovrà sposare per l’eternità un percorso su cui mettersi in gioco. È un tema che non si può approcciare con le normali valutazioni che può fare un allenatore di club». L’ex presidente del CONI ha inoltre precisato che, al momento, non esistono nomi definiti per la panchina azzurra.
Nel frattempo, il confronto tra i due candidati si è acceso anche sui rispettivi programmi elettorali. A margine dell’evento “Athora Game On 2026 – All Stars Night”, Abete ha sottolineato le differenze rispetto alla proposta del rivale: «Punti di convergenza con il programma di Malagò?
Sono due programmi diversi obiettivamente. Quello del presidente Malagò è, utilizzando un termine che deve essere interpretato nel modo corretto, un po’ ecumenico nel senso che si tratta naturalmente di non urtare sensibilità da parte di nessuno. Il mio programma è un po’ più tranchant sul versante di alcune valutazioni, alcune riflessioni e alcune linee di indirizzo».

