Il futuro non può più attendere. Il Napoli e Antonio Conte hanno la necessità di guardarsi negli occhi, scrivere il futuro. Da capire se insieme oppure ognuno per la propria strada. Il poker con la Cremonese è stata la risposta migliore, da squadra vera. Conte ha fatto un passo verso le innovazioni rinunciando ai “Fab Four” che non avevano convinto col Parma, addirittura bocciati con la Lazio.
Le prestazioni di McTominay e De Bruyne, lo scintillio di Allison Santos è bastato per capire quanto potenziale abbia la squadra azzurra se non imbrigliata nel proprio retaggio tattico. Il Maradona ha risposto presente, ha cancellato con un colpo di spugna la delusione Scudetto e ha applaudito anche dopo il 90’. Resta il rimpianto per un’annata minata da troppe incognite, da tanti elementi esterni che hanno influito su una squadra con un potenziale davvero importante. Prima di rituffare su un presente che è fatto all’insegna di stoccate, di parate e risposte, con il futuro che diventa un elemento fondamentale, non più rimandabile.
Conte ci è andato giù duro in conferenza stampa, manifestando tutta la sua insofferenza: «Dopo la scorsa gara sono arrivate un po’ troppe critiche, mi sono sembrate eccessive per una squadra che ha vinto uno scudetto e una Supercoppa in due anni come all’epoca di Maradona.
Siamo al secondo posto e ci mancano ancora diversi giocatori come Di Lorenzo, Neres, Lukaku e Vergara. La stagione è stata difficilissima e stare lì penso sia qualcosa di veramente importante. Ad ogni pareggio e sconfitta sembra che cade il mondo, il Napoli ha alzato l’ambizione.Se non vinci lo Scudetto è un fallimento. Questa ambizione non c’è mai stata qui, abbiamo cambiato la geografia in due anni. Dobbiamo finire al meglio il campionato sapendo che abbiamo rifatto quello fatto in passato da Maradona. Non vi dimenticate che da quel periodo il Napoli non vinceva Scudetto e Supercoppa.
Dobbiamo ricordarcelo un po’ tutti e non solo i tifosi». Tanta la delusione negli occhi del tecnico quando si parla del rebus Lukaku: «Non ho avuto modo di parlare con lui, so che lo ha fatto un nostro dirigente. Il mio ufficio era lì ma nessuno ha bussato alla porta e questo mi è dispiaciuto tanto, perché mi sarei aspettato comunque un saluto o un messaggio.
In queste situazioni si cerca di capire tutti, l’allenatore deve farlo, anche se nessuno si sforza di capire l’allenatore in questo caso».

