Accordo “minimo” per Usa e Iran nel tentativo di salvare la tregua

Un accordo “limitato”, tale da scongiurare lo stallo nelle trattative per un’intesa complessiva e, soprattutto, scongiurare la ripresa del conflito allo scadere delle due settimane di cessate il fuoco: questo l’obiettivo per cui starebbero lavorando statunitensi ed iraniani attraverso la mediazione del Pachistan.
A rivelarno all’agenzia Reuters una fonte iraniana, secondo cui Washington e Teheran avrebbero deciso di “congelare” per il momento la discussione sul dossier nucleare per lavorare su quei punti in cui più vicine sono le posizioni delle due parti. Non è un mistero, infatti, che una delle principali ragioni del fallimento delle trattative di Islamabad risieda nella enorme distanza tra le richieste statunitensi e le concessioni che gli iraniani sono disposti a fare sulla questione nucleare. Se gli Stati Uniti chiedono una moratoria sull’arricchimento dell’uranio di almeno venti anni e la cessione di quello già arricchito – circa 440 chili, secondo le stime più recenti -, la Repubblica Islamica ha mess sul tavolo una sospensione del processo di arricchimento per un periodo non superiore ai tre/cinque anni, rivendicando il proprio diritto allo sviluppo del nucleare a fini civili.
Un paravento secondo alcuni – Israele in primis, potenza nucleare non dichiarata – dietro cui si nasconderebbe l’intenzione della Repubblica Islamica di dotare le proprie forze armate di un arsenale atomico.
Minore distanza si sarebbe registrata, invece, nel corso dei colloqui diretti ed indiretti sull’apertura dello stretto di Hormuz al traffico marittimo. Gli iraniani potrebbero consentire il passaggio di un numero maggiore di navi, in particolare di petroliere, nel caso in cui Washington accettasse di sbloccare almeno parzialmente i fondi della Repubblica Islamica bloccati all’estero a causa delle sanzioni. Particolare non secondario, Teheran lega ogni possibile riapertura dello stretto di Hormuz al raggiungimento di un accordo duraturo, non di una semplice intesa temporanea.
In particolare, stando ad alcune indiscrezioni filtrate nella giornata di ieri, gli iraniani si sarebbero detti disponibili a garantire un passaggio sicuro a quelle navi che avessero attraversato lo stretto di Hormuz seguendo la rotta che costeggia l’Oman.
Ad oggi sono centinaia le petroliere e le navi cargo, con a bordo circa 20mila marinai, bloccate nel Golfo Persico, con pesantissime ripercussioni per i flussi energetici mondiali: attraverso quel tratto di mare passa circa il 20% del greggio destinato ai mercati del globo e una quantità simile di gnl. Particolarmente colpiti dal blocco di Hormuz sono i Paesi dell’Asia orientale, principali porti di approdo delle petroliere e delle metaniere provenienti dal Golfo Persico.
Intanto qualche novità positiva sembra arrivare dal Libano: il presidente Trump – non proprio la più attendibile delle fonti – ha annunciato che il Paese dei Cedri e Israele avrebbero raggiunto un’intesa per il cessate il fuoco.
Non è chiaro, tuttavia, se questo accordo – ancora tutto da confermare – comprenda anche la fine degli attacchi israeliani nel Libano del sud, regione vittima di una nuova invasione israeliana. Motivata ufficialmente con la necessità di combattere Hezbollah, la nuova offensiva delle Idf prende sempre più la forma di un tentativo di fissare il confine settentrionale di Israele al fiume Litani.

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