Alla fine è andato tutto come la storia impone. Ci sono regole non scritte nella storiografia moderna, principi in base ai quali gli storici si muovono tra le fonti (ufficiali e apocrife) per ricostruire fatti, personaggi ed eventi.
E la storia – forse giunta al suo atto finale – della trattativa per la cessione della U.S. Salernitana 1919 da Danilo Iervolino al patron di Olidata Cristiano Rufini non sfugge a queste regole. Tra queste ve n’è una fondamentale: anche un minimo dettaglio, all’apparenza insignificante, può cambiare tutto. Un po’ come una valanga di neve che inizia sempre con una piccola quantità di candidi fiocchi. Ieri sarebbe dovuta essere – per la seconda volta, nda – la giornata decisiva, visto che già lo scorso 31 marzo l’incontro presso lo studio notarile romano era saltato nelle ore immediatamente precedenti l’incontro tra le parti. Ma in quel caso fu detto che c’erano dettagli da limare e clausole da chiarire meglio. Bene, sono trascorsi altri 15 giorni ma è del tutto evidente come quegli ostacoli non siano stati affatto superati. Anzi la situazione sembra addirittura peggiorata e la trattativa è sul punto di saltare in via definitiva. Un po’ come accadde con Brera Holdings, e fu una fortuna per la Bersagliera, visto che oggi gli americani hanno abbandonato la Juve Stabia sull’orlo del precipizio finanziario. Ma cosa è accaduto davvero?
Nessuno potrà affermarlo con certezza, ma dalle indiscrezioni che arrivano dal quartier generale di Iervolino sarebbero due gli elementi che hanno determinato questo dietrofront del patron granata. Il primo è l’enorme quantità di messaggi (diretti e indiretti) che Iervolino sta ricevendo da alcune settimane a questa parte, a firma dei tifosi della Salernitana che lo esortano a non mollare (ecco perchè da queste parti il motto sociale del 1919 “macte animo” è una cosa seria, nda); il secondo invece è molto più “materiale” e riguarda i termini della cessione e soprattutto le garanzie portate da Rufini. Sul tavolo di Iervolino sarebbe arrivato un copioso dossier sulle gestioni economiche e finanziarie che fanno capo all’imprenditore romano e l’analisi di questi documenti avrebbe indotto Iervolino ad un clamoroso ripensamento. Perchè? Forse un giorno lo sapremo.
A completare il quadro, sullo sfondo resta sempre la spada di Damocle rappresentata dal giudizio che la commissione Figc fornisce su ogni operazione di cessioni societarie, giudizio vincolante e determinante.

