«Non possiamo buttare le nostre risorse, ovvero i nostri giovani, regalarli agli altri. Queste sono le risorse che ci servono par far sì che la città faccia uno scatto e torni ad essere una realtà viva».
È racchiusa in questa frase buona parte del programma di Popotere al Popolo in vista delle prossime elezioni amministrative. Programma illustrato da Pio De Felice, candidato sindaco di Pap, individuato al termine di un percorso caratterizzato da un ampio coinvolgimento di cittadini e reti associative.
«Sicuramente la mia è una candidatura che parte dal basso; era una candi datura aperta, il 17 marzo abbiamo fatto una chiamata generale a tutte le realtà cittadine ed ai singoli, è stata un’assemblea partecipata. Poi abbimao deciso di intraprendere questa avventura».
Un’avventura con una base programmatica molto chiara, forte.
«Oserei dire che questa città ha bisogno di una rivoluzione. Una rivoluzione di pensiero, una rivoluzione di intenti e specialmente programmatica. È una città che ormai è abbandonata dai giovani, i numeri sono impietosi. Non voglio ricordare le solite cose: ormai Salerno conta 125mila abitanti, quando secondo le previsioni avremmo dovuto averne poco meno di 200mila. Salerno ha perso la bellezza di 30mila abitanti negli ultimo 15 anni, la maggior parte giovani, preparati: abbiamo un’università che li forma e la città li espelle, una città dove non possono esprimere il loro pensiero, la loro visione».
Una frattura profonda, quella che separa Salerno dall’Università.
«Sì, è una cesura forte. Per questo sosteniamo la necessità di collegare il campus con la città completando una metropolitana che, di fatto, c’è già. Sono solo quattro chilometri, che permetterebbero agli studenti di vivere la città. Impegnando poche risorse collegheremmo fisicamente l’università a Salerno, con un sicuro ritorno economico e culturale per la città».
La città è in crisi da anni, si è tentata la carta del turismo ma i risultati non sono stati quelli attesi, mentre si è concluso il processo di deindustrializzazione.
«Il turismo sconta una mancata valorizzazione del mare, da intendere sia come qualità dei servizi offerti che come qualità delle acque. La cosa più grave è stata l’ampliamento del porto: l’area prossima alla Baia era la porta della costiera amalfitana, stiamo aprlando di un territorio che era una perla cinquanta anni fa. I salernitani andavano tutti lì al mare, abbiamo perso quello spazio in cambio di cosa? Che vantaggi ha portato ai salernitani l’ampliamento del porto in quel punto? Un porto che, tra l’altro, vogliamo sia un porto di pace: riteniamo inaccettabile e abbiamo duramente contestato il passaggio di carichi di armi attraveso lo scalo marittimo salernitano».
Se dovesse indicare delle proposte prioritarie, a cosa pensa?
«A un intervento sulla zona del lungomare da piazza della Concordia a Mercatello, eliminando un senso di marcia per le auto, restringendo la carreggiata e creando una vera pista ciclabile che permetta a chi vuole usufrurie del litorale in tutta sicurezza. Un intervento a basso costo con un impatto diretto sulla vivibilità. Inoltre è indispensabile lavorare per far ritornare i giovani a Salerno, facendo come si è fatto altrove in passato: creando un fondo per sostenere l’acquisto della prima casa, con contributi a fondo perduto, intervenendo nel contempo anche sul sostegno agli affitti. Questo permetterebbe di invertire la tendenza allo spopolamento rivitalizzando la città, con ovvi effetti anche sul commercio: una città che acquisisce 30/40mila nuovi cittadini, giovani per di più, naturalmente sarebbe più dinamica e vivace anche sotto il profilo commerciale. E poi c’è una provocazione».
Quale?
«Il disarmo della polizia municipale. Vogliamo contrastare questa sensazione di una città assediata dalla delinquenza, che io sinceramente non vedo. È una forma di forzature psicologica verso il cittadino, noi dobbiamo tornare ad occupare le nostre strade, tornare a vivere quella socialità che in parte è morta. Basta inculcare il senso di pericolo della città. Abbiamo già polizia e carabinieri, perché avere vigili urbani armati?».

