Lo stretto di Hormuz resta chiuso, bloccati anche i porti iraniani

È scattato ieri pomeriggio il blocco navale ai danni dell’Iran annunciato dal presidente Trump all’indomani del fallimento dei negoziati di Islamabad: tutte le navi dirette o provenienti da porti iraniani saranno bloccate da unità militari statunitensi.
Questo, almeno, in linea di massima perché dopo l’annuncio dell’inquilino della Casa Bianca i termini esatti del blocco: mentre la minaccia per le navi iraniane che proveranno ad opporsi è chiara – saranno distrutte, scrive Trump sui social – meno chiaro è l’atteggiamento degli Usa nei confronti di navi neutrali. Le navi violatrici di blocco dovrebbero essere abbordate e catturate – almeno in linea teorica – ma veramente gli Usa sarebbero pronti, ad esempio, ad assaltare una petroliera o un cargo con bandiera cinese?
Domanda che, al momento, non ha risposta. Così come non è chiaro se contemporaneamente al blocco dei porti iraniani la marina statunitense provvederà a ripristinare il libero transito nello stretto di Hormuz, anche procedendo allo sminamento di quelle acque.
Quel che è certo è che, ancora una volta, la “coalizione internazionale” evocata da Trump per dare corpo al blocco navale resta sulla carta: Francia e Gran Bretagna hanno già annunciato che non prenderanno parte alle operazioni, anzi il primo ministro britannico Starmer ha ribadito che «non ci faremo trascinare in guerra».
Quanto agli aspetti più strettamente militari di una simile operazione, molte sono le perplessità degli analisti. Perplessità che spingono molti ad ipotizzare che il nuovo rilancio di Trump altro non sia, in realtà, che il tentativo di esercitare pressioni su Teheran per riportarla al tavolo della trattativa diplomatica.
Trattativa che, a dispetto del fallimento dei colloqui pachistani, non si è interrotta. Ieri, ad esempio, c’è stato un colloquio diretto tra i ministri degli Esteri del Qatar e dell’Iran. Doha ha chiesto a Teheran di «aprire i corridoi marittimi, garantire la libertà di navigazione».
Anche il primo ministro pachistano Sharif ha tenuto a sottolineare che, nonostante tutto, il cessate il fuoco regge e sono in corso sforzi per risolvere diplomaticamente la crisi.
Intanto il prezzo del petrolio torna a salire, superando nuovamente quota cento dollari al barile.

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