Figc, una storia tutta italiana di potere, soldi e tanta politica

Quello che sta accadendo in questi giorni per la scelta del successore di Gravina alla guida della Figc impone una riflessione storica su un’associazione che di fatto rappresenta lo scheletro organizzativo del movimento calcistico nazionale. Da sempre oggetto di giochi di potere, interessi e entrate scomposte della politica, la speranza è che dopo 128 anni ci possa essere davvero una svolta.
La storia della Federazione Italiana Giuoco Calcio rappresenta uno dei capitoli più significativi dello sport nazionale, intrecciandosi profondamente con l’evoluzione sociale e culturale del Paese.
Fondata nel 1898 a Torino con il nome di Federazione Italiana Football, l’istituzione nacque in un’Italia ancora giovane e in piena trasformazione, dove il calcio iniziava a diffondersi come disciplina d’élite prima e popolare poi. Le prime competizioni ufficiali furono organizzate già nello stesso anno della fondazione, con un campionato disputato in un’unica giornata e vinto dal Genoa.
In questa fase pionieristica, il calcio italiano era fortemente influenzato da modelli britannici, sia nelle regole sia nella struttura dei club. Tuttavia, con il passare degli anni, la FIGC iniziò a definire una propria identità autonoma. Una svolta fondamentale arrivò negli anni Venti, quando il sistema calcistico italiano fu riorganizzato per rispondere alla crescente diffusione del gioco. Nel 1926, con la cosiddetta “Carta di Viareggio”, si pose fine al dualismo tra federazione e lega, introducendo un campionato nazionale più strutturato. Pochi anni dopo, nel 1929, nacque la Serie A a girone unico, segnando l’inizio del calcio moderno in Italia. Il periodo tra gli anni Trenta e Quaranta fu caratterizzato da grandi successi internazionali. Sotto la guida del commissario tecnico Vittorio Pozzo, la Nazionale vinse due Coppe del Mondo consecutive (1934 e 1938), consolidando il prestigio della FIGC a livello globale.
Questi trionfi contribuirono a radicare il calcio come elemento centrale dell’identità nazionale. Dopo la pausa forzata dovuta alla Seconda guerra mondiale, la federazione dovette affrontare una fase di ricostruzione. Gli anni Cinquanta e Sessanta videro una progressiva professionalizzazione del sistema, con un aumento degli investimenti e una maggiore organizzazione delle competizioni. In questo periodo si svilupparono anche i settori giovanili e la formazione degli arbitri, elementi chiave per la crescita del movimento. Un altro momento cruciale nella storia della FIGC fu il 1982, quando l’Italia vinse il suo terzo titolo mondiale in Spagna. Questo successo rilanciò l’immagine del calcio italiano dopo anni complessi, segnati anche da scandali come il “Totonero” del 1980, che mise in luce problematiche legate alla corruzione e alle scommesse illegali. Negli anni Duemila, la federazione si trovò nuovamente al centro di una crisi con lo scandalo “Calciopoli” del 2006, che portò a sanzioni pesanti per diversi club e a una profonda revisione delle regole di governance. Paradossalmente, nello stesso anno, la Nazionale conquistò il suo quarto titolo mondiale in Germania, dimostrando la resilienza del sistema calcistico italiano.
Oggi la FIGC continua a svolgere un ruolo centrale nella promozione del calcio in Italia, affrontando sfide legate alla sostenibilità economica, allo sviluppo del calcio femminile e alla valorizzazione dei giovani talenti. L’istituzione è impegnata anche nella lotta al razzismo e nella diffusione dei valori etici dello sport. Dalla sua fondazione a oggi, la FIGC ha attraversato oltre un secolo di storia, accompagnando il calcio italiano tra successi, crisi e rinascite. Un percorso complesso che riflette, in fondo, le trasformazioni di un intero Paese.

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