Sarà guerra di trincea quella tra gli ultras Salerno e il candidato sindaco Vincenzo De Luca: ognuno manterrà la posizione nella speranza di un passo indietro dell’avversario. Che sia in atto uno scontro epocale non serve ripeterlo, nel giro di poco tempo è diventato l’argomento di principale discussione nei bar e tra amici. Una vicenda che si può leggere inforcando due diverse paia di occhiali: da un lato la dimensione politica, dall’altro l’espressione passionale del tifo, con ovvi sconfinamenti delle due analisi nel terreno opposto.
Ma a 48 ore e passa dall’esposizione di striscioni in chiave anti-deluchiana non solo nei pressi dello stadio Arechi, ma nei principali quartieri cittadini, è doveroso provare a scavare in quelle trincee dove sono arroccati – su fronti opposti – gli ultras granata e De Luca, per ritrovare le radici del casus belli. Se fossimo lontani da Salerno ed avessimo potuto osservare con distacco i fatti degli ultimi 3 anni, la risposta sarebbe semplice e consequenziale. Ed allora sistemiamo l’obiettivo su via Allende e inquadriamo l’area dello stadio Arechi. Già, proprio lui, il “principe” degli stadi (come venne etichettato in occasione della sua inaugurazione nel settembre 1990), con i suoi 36 anni di onorato servizio e la necessità di un’importante azione di maquillage per adeguarlo agli standard italiani ed europei, potrebbe essere il seme della discordia? Tutto inizia nell’estate del 2023 – con la Salernitana di Iervolino nel punto più alto della sua storia (i 42 punti appena conquistati in serie A) – quando l’allora governatore della Campania De Luca, senza nemmeno invitare la società granata, allestì una conferenza stampa per presentare alcuni rendering e annunciare il progetto di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’Arechi da 120 milioni di euro, insieme alla realizzazione del nuovo campo Volpe ed anche il recupero dello stadio Donato Vestuti. Il tutto per “anticipare” e “bloccare” qualsiasi iniziativa privata a firma Iervolino. Da allora sono trascorsi quasi 3 anni e di tutti i lavori in questione si è visto un avvio di cantiere al campo Volpe e la demolizione di una rampa di scale in curva Nord all’Arechi, tralasciando lo stato penoso in cui versa il Vestuti. Fu detto – a margine di quella conferenza – che il progetto rispondeva principalmente all’esigenza di tutelare una proprietà pubblica (lo stadio) contro ogni forma “speculativa privata”. Quasi in contemporanea, la città di Genova avviava l’iter burocratico per ristrutturare il Marassi. Stesso destino per l’impianto ligure da proteggere contro speculazioni private? No, esattamente il contrario. Pochi giorni fa, il sindaco Salis ha illustrato nel dettaglio il progetto di recupero del Ferraris (entrato nella fase più operativa), insieme alle due società Genoa e Sampdoria. Nelle intenzioni del Comune, come più volte annunciato, il nuovo Ferraris rimarrà aperto sette giorni su sette, grazie alla presenza di negozi, attività commerciali, spazi per il tempo libero e i due musei dedicati a Genoa e Samp. Niente centri commerciali ma solo investimenti legati strettamente allo sport ed alla sanità sportiva. Il tutto per un investimento di circa 100 milioni di euro, per gran parte finanziati dai club calcistici cittadini. La strada scelta dall’amministrazione è la concessione di un diritto di superficie per 99 anni, con i primi 50 anni a canone gratuito a fronte dell’investimento, seguiti da un canone stimato in 1 milione di euro annui. Lo stadio rimarrebbe così di proprietà pubblica. Tornando a Salerno, il massimo che il Comune concesse alla Salernitana fu una convenzione di 6 anni rinnovabili per la gestione dell’impianto. Non sappiamo come sarebbe stata la storia della Salernitana nelle ultime due/tre stagioni agonistiche se Iervolino avesse potuto ristrutturare lo stadio con soldi suoi (e non pubblici); di certo il patron avrebbe avuto ulteriori interessi da tutelare e valorizzare oltre a quello squisitamente agonistico. Come si fa in tante realtà italiane ed europee. Ma a Salerno no. Chissà perché.

