Non poteva passare sotto traccia il ciclone che ha spazzato via – nel giro di una serata – lo storico patto d’acciaio che esisteva tra Vincenzo De Luca (quattro volte sindaco della città e per due mandati governatore della Campania) ed una fetta importante dell’elettorato salernitano che – volente o nolente – vive in modo simbiotico un rapporto a dir poco ancestrale con la Salernitana e ne fa uno stile di vita. Qualcuno magari potrà anche storcere il naso, ma è del tutto evidente che la collettività di questo territorio trova la propria espressione di identità e senso di appartenenza solo in due momenti: il legame di profonda fede col patrono San Matteo (per chi è religioso) e quello più profano ma viscerale per la casacca granata. Senza girarci intorno e provando a riavvolgere il nastro della memoria, nei decenni alle nostre spalle è sempre stato lampante come l’appeal elettorale in città fosse “indirizzato” dalle due “devozioni” popolari. La politica non affascina più come 40 anni fa, non solo i giovani ma anche chi ha pochi capelli in testa. E così accade che gli striscioni che hanno tappezzato mercoledì sera la città e lo stadio, con un chiarissimo messaggio di contestazione rivolto proprio a De Luca, con tanto di firma olografa (Curva Sud Siberiano), siano la cartina di tornasole di una rivoluzione geopolitica in atto. La domanda principale allora è una: perchè quegli striscioni? E ancora perchè proprio ora a ridosso di una campagna elettorale che vedrà ai nastri di partenza lo stesso De Luca come candidato sindaco? Proviamo a darci qualche risposta. Se volessimo leggere quegli striscioni solo dal punto di vista squisitamente del tifo calcistico, allora la soluzione dell’arcano sarebbe abbastanza semplice. Dopo la lettera della tifoseria organizzata (a firma Centro Coordinamento Salernitana Clubs ed altre sigle) inviata a Iervolino la scorsa settimana, nella quale si chiedeva un passo indietro nella trattativa per la cessione del club (trattativa ancora in fase di stallo e che potrebbe sbloccarsi a fine mese), anche i gruppi ultras della curva Sud Siberiano avrebbero deciso di “schierarsi” con il patron di Palma Campania (con tutti i suoi errori di gestione che hanno provocato due amarissime retrocessioni) per evitare di compiere un “salto nel buio” e di finire nelle mani di una nuova proprietà che al momento non ha evidenziato alcun progetto sportivo sicuro e di lungo respiro. E magari gli striscioni potrebbero spingere lo stesso De Luca a riavvicinarsi a Iervolino per voltare pagina e magari immaginare di intraprendere un cammino comune nell’interesse esclusivo della Salernitana? Fantascienza? Forse, ma anche le visioni psichedeliche di Stanley Kubrick degli anni ’60 sono diventate realtà. E se invece volessimo dare un senso più squisitamente politico a quanto accaduto mercoledì sera, allora le risposte potrebbero essere diverse e risiedere in altre motivazioni, alcune molto più profonde. Quali? Un possibile risiko geopolitico si profilerebbe all’orizzonte, con diverse sezioni storiche dei quartieri più deluchiani pronte al cambio di casacca. Di certo l’analisi del voto del prossimo maggio sancirà la soluzione definitiva. Ed allora, in conclusione, la rivolta degli striscioni non lascerà a terra solo brandelli di carta e nastro adesivo, ma soprattutto i resti di un sottile equilibrio che ha permeato questi ultimi 30 anni di vita sociale ed economica di Salerno.

