Crisi energetica, dopo 50 anni l’Italia ritorna all’austerità

Nessuno spiraglio per una riapertura dello Stretto di Hormuz nel breve periodo e, di conseguenza, prezzo del petrolio che oscilla intorno ai 110 dollari al barile per il Brent (ieri 110.34): è in questo contesto che l’Italia si prepara ad affrontare – nell’inconsapevolezza generale – una tempesta perfetta, in grado di innescare «potenzialmente una crisi anche peggiore di quella degli anni ’70», come sostiene il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli.
Il perché è presto detto: attraverso lo stretto di Hormuz prima dell’inizio della guerra – scatenata dall’attacco statunitense ed israeliano all’Iran dello scorso 28 febbraio – transitava circa il 20% del petrolio mondiale e quasi altrettanto Gnl.
Il blocco ha già innescato una grave crisi in Asia, mentre l’Europa resiste grazie alle scorte, ma se la situazione non dovesse normalizzarsi nel giro di qualche settimana la riduzione dei flussi in ingresso inizierebbe a farsi sentire. Del resto il Qatar, uno dei principali fornitori di gas per l’Italia, ha già reso noto che non riuscirà ad onorare i contratti già sottoscritti a causa dei danni riportati dagli impianti durante il conflitto.
A partire dal mese di maggio , come ha dichiarato il ministro della Difesa Crosetto, potrebbe scattare quello che alcuni hanno già definito “lockdown energentico”, altri – andando con la memoria agli anni ‘70 – periodo di “austerità”. Al netto della trminologia la sostenza non cambia, si tratterebbe dell’adozione da parte del governo Meloni di un pacchetto di misure finalizzate a contenere i consumi per attenuare – o cercare di attenuare – gli effetti della crisi energetica. Alcuni dei provvedimenti allo studio sono stati anticipati ieri da Open.
Obiettivo taglio dei consumi
Questa volta la scelta non è tra “i condizionatori o la pace” – chi ha dimenticato l’infausta domanda di Mario Draghi? -, ma – peggio ancora – tra i condizionatori, i termosifoni e l’illuminazione. Controllo della temperatura degli impianti di riscaldamento/condizionamento e dell’illuminazione di uffici e siti pubblici sono la prima misura in campo per contenere i consumi.
Mobilità
Molto probabile il ritorno della circolazione a targhe alterne per contenere il consumo di carburante e, forse, la spinta inflazionistica prodotta dagli aumenti di benzina e diesel. Misura che finirà per penalizzare notevolmente quanti non abitano nelle grandi città, dunque non possono contare su una rete decente di trasporto pubblico. Intanto addio a ulteriori proroghe del taglio delle accise.
Smart working
Anche in questo caso il modello è quanto fatto durante la pandemia: riduzione al minimo il lavoro in ufficio, così da contenere i consumi energetici e ridurre la mobilità. Ad essere interessate da un rilancio in grande stile dello smart working sia le amministrazioni pubbliche che le imprese private, con due significative eccezioni: scuola e sanità.
Il ministro Valditara ha escluso, infatti, qualsiasi ricorso alla didattica a distanza per gli studenti italiani, mentre anche in campo medico-sanitario non vi dovrebbero essere modifiche all’ordinario svolgimento delle attività.
Imprese energivore
Qualora la crisi dovesse perdurare e aggravarsi c’è la possibilità di misure tese a rimodulare la produzione – quasi certamente attraverso contrazione dell’attività – delle imprese con i più alti consumi energetici.
Un pacchetto di misure che rende bene l’idea della gravità della crisi in atto e, soprattutto, testimonia come il precedente ucraino sia – di fatto – servito a poco e niente. Così come un approccio prevalentemente idelogico al tema energia in Italia e in Unione Europea, dall’abbandono del nucleare al bando degli approvvigionamenti energetici dalla Federazione Russa.

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