Nessun cessate il fuoco, la guerra continua fino al raggiungimento di una pace duratura. L’Iran ha respinto la proposta statunitense, inoltrata attraverso la mediazione del Pakistan, di una sospensione temporanea delle ostilità, ribadendo che la Repubblica Islamica punta a raggiungere un accordo complessivo che garantisca la sicurezza nella regione a lungo termine: «Dopo questa guerra – ha detto il portavoce delle forze armate iraniane, Mohammad Akraminia – dobbiamo raggiungere un livello di sicurezza tale da non assistere a un altro conflitto».
Sul piano più strettamente diplomatico, al rifiuto della proposta statunitense gli iraniani hanno accompagnato una controproposta articolata in dieci punti. Stando a quanto riferisce l’agenzia di stampa iraniana Irna il documento sottolinea la «necessità di una fine permanente della guerra nel rispetto delle considerazioni dell’Iran», presupposto a cui si accompagnano alcune richieste specifiche, ad iniziare dalla fine dei conflitti nella regione – evidente riferimento all’invasione israeliana del Libano meridionale ed al conflitto nella Striscia di Gaza – un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz; il pagamento dei danni di guerra per finanziare la ricostruzione e la revoca delle sanzioni.
Sul fronte della guerra guerreggiata c’è da rilevare l’ulteriore inasprimento dello scontro: nella mattinata di ieri aerei israeliani hanno bombardato il complesso industriale di Asaluyeh, il più importante centro petrolchimico iraniano, responsabile di circa il 50% della produzione nazionale del settore. L’attacco segue quello effettuato domenica contro gli impianto petrolchimici dell’area di South-Pars, il grande giacimento gasifero condiviso da Iran e Qatar.
Il ministro della Difesa israeliano Katz, nel rivendicare gli attacchi, ha dichiarato che gli impianti colpiti sono al momento fermi, con una fortissima ricaduta negativa per le esportazioni iraniani di prodotti petrolchimici.

