La delusione è fortissima. La terza esclusione consecutiva dal Mondiale ha il sapore di una vera e propria apocalisse sportiva. L’Italia si lecca le ferite. Fa i conti con una delusione fortissima e fa spirare i venti di rivoluzione. La partita, diventata politica, è già iniziata. Ai candidati per il ruolo di numero uno, rimasto vacante dopo l’addio a Gravina, non solo il compito di immaginare i programmi per la ripartenza ma anche affidarsi ad uomini con esperienza mondiale. La corte a Paolo Maldini e Roberto Baggio è già iniziata, con vecchie glorie come Bergomi e Bruno Conti già sondati e pronti a dare il proprio apporto. Una vicenda generazionale, con il club che osservano da vicini. E ora l’attesa è tutta su chi sarà il prossimo ct. Dal campionato italiano ci sono le due piste che il popolo azzurro sogna. Perché Antonio Conte e Massimiliano Allegri rappresentano il mix di vincenti ma soprattutto di allenatori di caratura mondiale. E Napoli-Milan in programma domani, sfida cruciale per il ruolo di anti-Inter, sembra un testa a testa in ottica nazionale. Per il primo sarebbe un ritorno. La Figc, indirettamente, lo ha già sondato. Conte è lusingato dal corteggiamento ma è focalizzato solo sul Napoli. Dipenderà dal finale di stagione, da quelli che saranno i progetti da condividere con De Laurentiis. All’epoca di Spalletti, il numero uno partenopeo diede filo da torcere prima dell’accordo. Chissà che tutto non possa ripetersi. E poi c’è il nome di Allegri che, in conferenza stampa pre-Napoli, non ha chiuso la porta: «Non ho ancora pensato se mi piacerebbe fare il ct, sono al Milan, sono contento e spero di rimanerci a lungo. L’obiettivo è la Champions. Se io dovessi essere ancora qui il prossimo anno, mi toccherà riabituarmi alla Champions, perché una volta me l’hanno fatta saltare e un’altra volta mi hanno mandato via. Perché dico “se dovessi essere qui”? La vita è imprevedibile, intanto arriviamo in Champions…». Una battuta però che lascia tante incognite sul futuro. Allegri poi precisa: «Non è un discorso di ct o presidente, bisogna esaminare quello che c’è da fare fino al 2034. Da italiano, sono molto dispiaciuto per la mancata qualificazione. Bisogna vederla come una opportunità di crescita.
Ci sono gli organi di competenza, si dovrebbero riunire, fare una analisi approfondita e lavorare per un unico obiettivo, cioè far sì che l’Italia torni al Mondiale, esaminando le regole dall’attività di base alla prima squadra. Non si può ridurre tutto in 10 minuti, bisogna aver unità di intenti e idee per arrivare al Mondiale 2030. Io credo che giocatori buoni in Italia li abbiamo. Non è tutto da buttare. Ci sono tanti giovani bravi, il mondo è cambiato. Le soluzioni ci sono, basta saperle trovare».

