Avellino, il Ballo dell’ex: Pasqua e rendez-vous al Barbera

Una sfida da ex. Davide Ballardini ritorna a Palermo. L’attuale allenatore dell’Avellino va a caccia del secondo blitz esterno e riannoda i fili con uno dei club al quale è maggiormente legato. Due esperienze diverse ma significative. Nella stagione 2008-2009, dopo l’esonero di Stefano Colantuono dopo due sconfitte in Coppa Italia e un ko all’esordio con l’Udinese, Ballardini portò i rosanero fino all’ottavo posto, piazzamento però che non bastò per strappare la riconferma sulla panchina dei siciliani. Poi il ritorno nel 2015-2016. Un’annata da sballo per i rosanero, con Ballardini che sostituisce inizialmente Iachini alla dodicesima giornata di campionato di serie A per poi venire esonerato al termine de girone d’andata. Dopo le esperienze Viviani, Bosi, Tedesco, Novellino e nuovamente Iachini, alla trentaduesima giornata Zamparini decide di assegnare nuovamente il Palermo nelle mani di Ballardini. La salvezza viene conquistata solo all’ultima giornata di un campionato sofferto, battendo in casa il già condannato Hellas Verona. Il testa a testa con il Carpi si chiude in favore dei rosanero, con la salvezza a quota 39 punti e un sedicesimo posto festeggiato come la vittoria di uno Scudetto. Ballardini strapperà la riconferma ma dopo appena due giornate di campionato, ko con il Sassuolo e pari con l’Inter, alza bandiera bianca e si dimette. Zamparini spiegò: «Ho ricominciato come prima? No, non ho licenziato nessuno, si è licenziato da solo Ballardini. E’ il mio destino per questo ultimo anno che sto a Palermo quello di non rimanere con Ballardini. Abbiamo fatto il mercato più forte di tutte le altre del nostro livello». Un rapporto fatto di alti e bassi, come raccontato qualche mese fa dal tecnico dei lupi a “La Gazzetta dello Sport”: «Se con Zamparini facevamo tremare le mura per le litigate? Era lui che urlava. Io mi limitavo a rispondere. Provavo a spiegargli delle cose, visto che non guardava le partite. Ascoltava tutti e partiva per la tangente, si fidava più del suo autista o del barbiere che di me. Voleva mettere bocca sulla formazione, non gli andava mai bene nulla.
Una volta i cambi, un’altra il centravanti. Faceva casino pure in situazioni tranquille. Perdevo un sacco di tempo a rassicurarlo. Bastava guardare le partite e non fidarsi della prima persone che sentiva». Una vita fa. Ora il Palermo fa parte della galassia del City Group, con sangue e mire internazionali. A Ballardini il compito di rovinare la festa.

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