Il panorama del calcio italiano si trova attualmente sospeso su un baratro che potrebbe determinare non solo il futuro tecnico della nazionale maggiore ma l’intero assetto istituzionale della Federcalcio. La data del 31 marzo 2026 era cerchiata in rosso sul calendario di ogni appassionato e addetto ai lavori poiché la sfida di Zenica contro la Bosnia-Erzegovina rappresentava l’ultima spiaggia per evitare un fallimento senza precedenti. Non si tratta soltanto di una questione di prestigio sportivo o del desiderio di tornare a calcare il palcoscenico dei Mondiali 2026 dopo ben dodici anni di assenza ma di una vera e propria lotta per la sopravvivenza dei vertici federali. Le indiscrezioni che circolano con insistenza nelle ultime ore suggeriscono che il verdetto del campo avrà ripercussioni immediate e drastiche sulla governance del pallone nostrano trasformando una partita di calcio in un tribunale a cielo aperto per l’attuale gestione politica.
Ora è arrivata la terza eliminazione consecutiva dai mondiali, si tratta del punto più basso della storia della nazionale italiana nella sua lunga storia iniziata nel 1910. Le parole del giornalista Giancarlo Padovan rilasciate ai microfoni di Radio Radio qualche giorno fa hanno già delineato cosa potrebbe accadere nelle prossime ore. Secondo l’analisi dell’esperto la mancata qualificazione per la terza volta consecutiva alla fase finale di un Mondiale farebbe scattare un meccanismo di emergenza istituzionale con il conseguente commissariamento della FIGC. Questa misura straordinaria comporterebbe l’azzeramento totale degli attuali vertici della Federazione portando alla nomina di un commissario straordinario per la durata di almeno un anno. Un evento del genere segnerebbe la fine definitiva dell’era di Gabriele Gravina il quale nonostante le numerose critiche raccolte negli ultimi cicli fallimentari è stato recentemente confermato alla guida della macchina federale.

