Abbattere il Moloch De Luca, come trent’anni fa con Vincenzo Giordano fu abbattuto il Moloch democristiano. È con un’immagine carica di suggestione che Franco Massimo Lanocita ufficializza la propria candidatura a sindaco di Salerno, sostenuto dalla coalizione “Possiamo da ora”, un Campo Largo “ristretto” formato da M5S e Avs, con le associazioni Terra Socialista, Risorgimento Socialista, Salerno in Comune e “Salute e Vita”.
E per abbattere il Moloch, ovvero scardinare un sistema di governo e la stessa idea di città proposta da Vincenzo De Luca nell’ultimo trentennio, quella che propone Lanocita è una visione radicalmente altra. A partire dalle regole che disciplinano la vita del Comune: tra le proposte caratterizzanti del programma c’è quella relativa all’adozione di un nuovo statuto, teso a favorire la partecipazione attraverso la ricostituzione delle circoscrizioni, senza dimenticare il ricorso ai referendum comunali.
Ma la rottura più forte con la linea seguita finora è nel modello di gestione, ad iniziare da quello delle società miste. «Quello che iniziò come un percorso teso a superare il precariato – dice Lanocità – necessita di una riorganizzazione, è indispensabile adeguare il numero degli addetti alla qualità del servizio. E soprattutto far ricorso ad avvisi pubblici per selezionare i dirigenti con cui formare i consigli di amministrazione: è necessario poter contare sulle giuste professionalità ed archiviare una selezione basata sulla tessere di partito».
Altro affondo durissimo su uno dei temi più cari all’ex governatore, ora candidato sindaco: l’urbanistica. «Finora – incalza Lanocita – abbiamo avuto in città uno sviluppo dell’edilizia, non uno sviluppo urbanistico, che comporta ricadute positive per il territorio. Sulla base di un puc immaginato per una città di 180mila abitanti, mentre ora siamo circa 125mila, si è data carta bianca agli speculatori, senza nessun adeguamento degli standard, ovvero servizi sociali, infrastrutture, verde».
Una Salerno da ridisegnare, quella immaginata dalla coalizione che sostiene Lanocita, ad iniziare dal rapporto con il porto e l’area industriale. Per quest’ultima si sta lavorando ad un’idea progettuale che punti a favorire l’insediamento di industrie “verdi” – salvaguardando per quanto possibile la vocazione produttiva dell’area – e, contemporaneamente, a valorizzare il ruolo di area di raccordo con la litoranea. Con un messaggio preciso per gli imprenditori: «È finito il tempo di “arricchitevi” (incitamento rivolto agli imprenditori da De Luca, nda), è il momento di dire “impegnatevi” anche per gli interessi generali».
E in tema di politiche industriali arriva un duro attacco a De Luca. «Ora – incalza Lanocita – c’è una Regione che fa il proprio dovere semplicemente rispettando le regole: lo abbiamo visto sul caso delle Fonderie Pisano. L’ex governatore non venga a dirci che è un’iniziativa partita da lui, è ora che ognuno si assuma le sue responsabilità».
Quello delineato, nelle sue linee generali, da Lanocita è un percorso destinato a culminare con la candidatura di Salerno a capitale italiana della cultura 2030. Un lasso di tempo necessario a segnare una discontinuità con il passato, discontinuità che passa anche attraverso il recupero del rapporto con l’Università: «Vogliamo che Salerno non sia una città con l’università – dice Lanocita – ma una città universitaria, il che significa avere sul territorio studentati, mense, biblioteche. Con la prima nuova biblioteca che potrebbe essere realizzata all’interno degli spazi dell’ex tribunale».

