di Giuseppe D’Alto
Non arretra, anzi rilancia. Annalisa Imparato, sostituto procuratore alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, torna a criticare duramente una parte della magistratura dopo le polemiche seguite ai festeggiamenti della sottosezione Anm di Napoli. Al centro del caso, le immagini dei magistrati che, all’indomani del voto, hanno brindato e cantato «Bella ciao» all’interno del tribunale partenopeo.
Una scena che ha acceso il dibattito politico e istituzionale e che la pm definisce senza mezzi termini «un danno all’immagine della magistratura». «Mi sono esposta per il sì perché credo che le correnti danneggino la magistratura – afferma – dando vita a una casta fortemente politicizzata».
Secondo Imparato, proprio episodi come quello avvenuto a Napoli dimostrerebbero un coinvolgimento diretto delle toghe nel confronto politico.Le reazioni non si sono fatte attendere. Dal Governo, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha invitato a maggiore sobrietà, sottolineando come certe immagini «non rappresentino un bello spettacolo per i cittadini».
Più sfumata la posizione del presidente dimissionario dell’Anm, Cesare Parodi, che pur prendendo le distanze ha parlato di «gesto estemporaneo» legato alla tensione del momento. Ma la polemica resta alta.
Tra i cori intonati dai magistrati napoletani, anche uno che chiamava in causa direttamente la stessa Imparato, tra i pochi volti apertamente schierati per il sì al referendum. «Se le persone hanno votato diversamente – sostiene – è anche per la paura generata da messaggi non veritieri diffusi da magistrati sostenitori del no».
La pm rivendica la propria posizione, sottolineando di non essere iscritta all’Anm e di essere stata l’unica, nel suo ufficio, a esporsi pubblicamente, pur ipotizzando che «nel segreto dell’urna qualche altro collega possa aver fatto la stessa scelta».
Denuncia inoltre un clima difficile all’interno della Procura, parlando di isolamento professionale e personale. «Convivo con questa situazione da anni – spiega – da quando ho denunciato alcune chat che evidenziavano dinamiche correntizie».
Negli ultimi giorni, aggiunge, sarebbero arrivati anche messaggi offensivi, non solo dall’esterno ma anche da colleghi. «Ho ricevuto solidarietà da cancellieri, forze di polizia giudiziaria e avvocati, ma non dai magistrati», afferma, raccontando anche episodi gravi di attacchi personali.
Una presa di posizione netta che riaccende il dibattito sul ruolo delle correnti e sull’immagine pubblica della magistratura, in un momento già segnato da forti tensioni interne.

