Var e arbitraggi al veleno, ecco la proposta: una società ad hoc e fischietti professionisti

Passano le giornate, ma le proteste contro gli arbitri in Serie A continuano. Una riforma dell’intero movimento è necessaria e in queste settimane Figc e Lega Serie A stanno lavorando alacremente affinché il nuovo progetto possa partire già nella stagione 2026/27. L’idea di base è creare una società privata degli arbitri scorporata dall’Aia che permetta ai direttori di gara di diventare dei veri e propri professionisti alla stregua della Pgmol in Premier League. Insomma Gravina spinge per una classe d’elite indipendente slegata da ogni logica politica con contratti di lavoro autonomi che diventerebbero a tempo determinato dopo aver totalizzato un certo numero di presenze.
La strada è tracciata ma sono ancora tre i macro quesiti che ancora necessitano di una risposta come sottolinea il Corriere della Sera. In primis come sarà partecipata la nuova società? La Lega spera in una partecipazione mista, mentre Gravina vorrebbe averne il pieno controllo, ossia il 100%. Da stabilire anche come sarà composta la governance e chi si occuperà della gestione dei diritti commerciali della categoria. I presidenti dei club ci sperano dato che dovranno contribuire al budget annuo da 18 milioni di euro. Entro fine mese è attesa maggiore chiarezza dato che c’è una certa fretta.
Per migliorare la categoria, dunque, l’obiettivo è creare una società di fatto privata e completamente autonoma, partecipata al 100% dalla Figc, dove confluirà un budget di 17-18 milioni all’anno, che arriveranno principalmente dalla Federazione e in parte dalle Leghe di A e B.
Il Consiglio Federale nominerà tre Consiglieri di amministrazione indipendenti, non legati a club, Aia e Figc. Il Cda gestirà parte amministrativa e tecnica, quest’ultima con un direttore tecnico che definirà i nomi degli arbitri che rientreranno nella classe d’elite e svolgerà di fatto il ruolo di designatore. Dall’altra parte, un direttore amministrativo per gli aspetti economici e burocratici.
Gravina vuole separare il merito dalle valutazioni politiche, togliendo le nomine proposte dall’organo politico dell’Aia, il Comitato nazionale. L’Aia si occuperà della formazione dei nuovi arbitri e gestirà fino alla Serie C. Di fatto, si passa al professionismo degli arbitri, che saranno pagati a gettone e poi, se convincono il designatore, assunti a tempo determinato.

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