La guerra presenta il conto: 600 euro di rincari a famiglia

Le ripercussioni del conflitto regionale scatenato dall’attacco statunitense ed israeliano contro l’Iran non hanno tardato a farsi sentire in Europa, in particolare a causa del sensibile rialzo dei prezzi di petrolio e gas. Risorse da cui il Vecchio Continente è fortemente dipendente.
E se quanto il conflitto abbia inciso sui prezzi dei carburanti ognuno lo sperimenta direttamente nel momento in cui fa il pieno alla propria auto, non mancano le prime stime sui costi complessivi che dovranno sopportare famiglie ed imprese a causa del conflitto che divampa nel Golfo Persico. Costi che già oggi si fanno sentire e stanno generando un’onda lunga destinata a durare nei prossimi mesi, anche se il conflitto dovesse terminare già nelle prossime ore.
Una prima quantificazione dei maggiori oneri da fronteggiare arriva da Confesercenti, che ha quantificato in 600 euro a famiglia gli aumenti diretti prodotti dal conflitto in atto. Perché se è vero che l’impatto diretto è quello sul settore petrolifero ed energetico, è inevitabile che questo poi si trasferisca praticamente verso tutte le filiere produttive, scaricandosi sul consumatore finale.
Vediamo come sono ripartiti i costi, ad iniziare da quello dei carburanti. «La guerra in Iran – sottolinea Vincenzo Schiavo, vicepresidente nazionale di Confesercenti con delega al Mezzogiorno – sta già producendo un aumento del gasolio e della benzina di circa il il 12%. Una famiglia campana che mediamente ha una macchina di piccola cilindrata che consuma un pieno da 35 litri di benzina o gasolio a settimana, si ritrova ad avere un per ogni pieno un aumento di 7 euro, che significa circa 28 euro al mese, vale a dire un aggravio di spesa su base annua di oltre 330 euro».
Dal caro carburanti prende avvio la catena di aumenti che dal trasporto alla logistica finirà, nelle prossime settimane, per scaricarsi nel carrello della spesa delle famiglie. Secondo le prime stime gli aumenti, che interesseranno praticamente tutte le merci sugli scaffali, arriveranno a toccare i cento euro l’anno. A questo, poi, deve aggiungersi il caro bolletta, insieme al carburante la voce destinata ad incidere con maggior forza sui bilanci familiari: le previsioni sono di un aumento di 70 euro l’anno per il gas e di 80 per l’energia elettrica.
A questi aumenti bisogna poi aggiungere i rincari – stimati tra il 15 ed il 30% – dei trasporti, aumenti che colpiranno soprattutto pendolari e studenti, categorie che – ovviamente – non hanno modo di sottrarsi a questi nuovi costi.
Ma le conseguenze negative non si limitano ai maggiori costi e ad una bolletta energetica più cara per famiglie ed imprese, ma anche ad un impatto diretto sulle esportazioni campane, in particolare per la crisi di alcuni hub logistici internazionali.
«Purtroppo – prosegue Schiavo – il conflitto toccherà anche le esportazioni del made in Campania nel mondo, poiché lo scalo di Dubai era diventato fondamentale da quando è stata decisa la chiusura con la Federazione Russa e l’innalzamento dei dazi Usa. Le imprese italiane e campane si rivolgevano verso la piattaforma Dubai per poi esportare in tutto il mondo. Con le criticità attuali si perderà molto fatturato e conseguentemente, purtroppo, tanta forza lavoro sull’outgoing verso l’estero».
Per scongiurare l’innesco di una crisi sistemica è indispensabile un intervento coordinato del governo: «Siamo molto preoccupati – conclude Schiavo – e rilanciamo un grido d’allarme forte che ci arriva dal mondo delle nostre imprese. In Italia le famiglie non possono permettersi questi aumenti. Il dramma che temiamo possa accadere è che tutto questo generi una forte contrazione della spesa e tutto questo influirà sull’occupazione».

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