Ammonta a circa cento milioni di euro il contenzioso cui deve far fronte la Regione Campania a causa dei danni prodotti dalle esondazioni del fiume Sarno. Alluvioni che hanno colpito principalmente aree coltivate, anche se nella conta dei danni – ancora in via di definizione da parte degli uffici regionali – non mancano le abitazioni. Questo uno dei dati più rilevanti emersi nel corso dell’audizione dell’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sul rischio sismico presieduta dall’azzurro Bicchielli.
Un appuntamento che ha consentito di fare il punto sulle criticità che interessano il corso d’acqua e sugli interventi messi in cantiere dall’amministrazione Fico, chiamata anche ad una verifica di quanto realizzato negli anni passati. Audizione che ha visto anche l’annuncio della prossima costituzione di un tavolo permanente per il fiume Sarno e il Rio Sguazzatorio, tavolo di cui faranno parte la Commissione, la Regione Campania ed i Comuni interessati.
Venendo all’analisi delle principali criticità, è l’assessore Pecoraro a individuare nella cementificazione del territorio una delle principali cause delle ricorrenti esondazioni del Sarno.
«Abbiamo un problema serio sul territorio – ha detto Pecoraro -, legato alla assoluta impermeabilizzazione del suolo avvenuta ad opera delle amministrazioni locali. Penso, ad esempio, a San Marzano sul Sarno, che ha oggi case che presentano i propri muri perimetrali che coincidono con i muri di contenimento del fiume. L’impermeabilizzazione selvaggia del suolo di fatto provoca durante gli eventi di pioggia forte alluvioni ed esondazioni del fiume Sarno».
Nel tentativo di individuare un differente modello di gestione del territorio la Regione Campania, sottolinea Pecoraro, ha avviato un percorso di confronto con le amministrazioni locali che, nel prossimo futuro, saranno coinvolte nella costruzione di un tavolo per il monitoraggio le condizioni di fragilità del territorio.
Altro aspetto problematico è quello relativo alla manutenzione dei fondali e delle sponde del fiume Sarno, manutenzione che in questi anni è stata effettuata in maniera saltuaria. Nella migliore delle ipotesi, perché in alcuni casi semplicemente non c’è stato alcun intervento di manutenzione.
«Sul fiume Sarno – ha detto ancora Pecoraro – scontiamo la mancanza atavica di manutenzione ordinaria. Penso al Rio Sguazzatoio (che è un affluente del Sarno, nda) che nel 2021 è stato interessato da un intervento da parte della Regione Campania per il dragaggio, il decespugliamento e la pulizia, anche se queste cose erano di competenza del consorzio, che però non provvedeva. Dal 2021 ad oggi nessuna manutenzione ordinaria è stata praticamente ripetuta lungo il Rio Sguazzatoio».
Carenze e ritardi ereditati dall’amministrazione Fico anche per quel che riguarda il dragaggio del fiume, intervento particolarmente complesso: «Nel letto del fiume Sarno -ha ricordato l’assessore – insistono i piloni di due linee di Rfi. Con una specifica interlocuzione, stiamo chiedendo ad Rfi soluzioni per la traslazione di questi piloni, perché al momento, rispetto ai metri previsti, rischiamo di poter dragare il fiume solo per 30-40 centimetri».

