E venne il giorno di Serse e delle sue prime parole da tecnico della Bersagliera. Una conferenza stampa veloce nel corso della quale Cosmi ha focalizzato i temi più importanti della sua nuova dimensione salernitana. A partire dall’accordo con Iervolino: “Sono riconoscente a una proprietà che mi ha chiamato, chiariremo anche il mio periodo di sosta, ne ho lette tante. Ringrazio il presidente – ha esordito Cosmi – e il ds Faggiano con il quale ho lavorato è il primo che mi ha richiamato, e questo significa che a distanza di dieci anni si era creato un rapporto umano e professionale. Sono felice di essere qui, ho sempre pensato venendo qui da avversario che sarebbe stato bello allenare in questa piazza, ho sentito una scarica di adrenalina pura, noi allenatori siamo malati di calcio, chi ce l’ha dentro il sangue non può farne a meno. I cavalli di razza devono morire in pista, mi auguro di non farlo fisicamente ma è una bella sfida. Il momento della società forse è triste, ma io sono entusiasta, ho una carica di molto superiore a quello che pensavo, mi sembra di essermi alzato ieri dall’ultima panchina. Sono iper-motivato e iper carico, ho molto fiducia in me stesso e molta fiducia in questa città. La società si esprime in una città, e questa città viene portata come esempio per passione nei confronti della propria squadra, io ho vissuto il calcio mettendo sempre la passione avanti a tutto. Farò non di tutto, di più, ai calciatori non chiedo impegno, è banale, è doveroso impegnarsi, chiedo dedizione, che è più importante. Una forma profonda di attaccamento che va oltre il semplice dovere, qui racchiudo tutto quello che voglio e che metterò io e che dovranno mettere i calciatori. Chi non metterà dedizione non gioca, gioca chi capisce il momento, al di là della propria bravura, essere qui è un privilegio. Non sono qui per specchiarmi sulla propria carriera, non sono vecchio o démodé. Gasperini, Ancelotti, Sarri e Spalletti sono miei coetanei, dentro mi sento motivato, e se qualcuno teme l’età si troverà di fronte non un ragazzino ma nemmeno un uomo che è venuto tanto per”. Poi ovviamente il verbo ha toccato l’argomento più scottante, il gruppo squadra: “Mi sono fatto una prima idea, è umanamente impossibile conoscere tutto di un gruppo in pochi giorni. Non ho problemi a dire che sono rimasto favorevolmente sorpreso, anche in eccesso. Se è terza non vuol dire che non sia stato fatto un buon lavoro, vedo un gruppo ben costruito nei ruoli, mi sembra di allenare giocatori non di C, o almeno quella che ho allenato io. Qualità tecniche e fisiche per essere non così distanti da due squadre forti come Benevento e Catania. Non sono venuto qui per capire il motivo, ma per cercare di fare, e per un allenatore vuol dire conquistare più punti possibile. Credo che ci siano potenzialità per finire la stagione meglio”. E infine il modulo e le possibili rivoluzioni tattiche, su cui il neo trainer granata è stato decisamente chiaro: “A Perugia ho iniziato la mia cavalcata, ed ero partito dal 4-2-3-1, che ad Arezzo mi aveva gratificato tanto. Vedevo che c’erano soluzioni che non mi convincevano, gli interpreti erano diversi per caratteristiche. Su richiesta di Materazzi, che a tre avrebbe corso meno, valutammo di provare la difesa a tre e lasciare la linea a quattro, giocammo una grande partita contro la Lazio e da lì ho giocato sempre con il 3-5-2. Qui ho visto caratteristiche per fare bene il 3-5-2 bene, ci sono attaccanti, interni, mediani, devo capire qualcosina di diverso, Capomaggio o giocherà in un posto o nell’altro, non siamo più a un punto del campionato in cui possiamo permetterci esperimenti. Dire che con il Catania partiremo con un sistema di gioco e finiremo con quello non posso dirlo, non lo so, vedremo”.

