Dagli aspetti ambientali ai pericoli per la salute dei cittadini, al piano più strettamente tecnico-amministrativo: non c’è angolazione dell’intervento di riqualificazione di Bagnoli che non sia finito sotto la lente d’ingrandimento degli esposti presentati alla fine del 2025 da due gruppi di associazioni – a cura degli avvocati Elena Coccia e Domenico Ciruzzi -, esposti che sono all’origine del sopralluogo effettuato giovedì dai magistrati della Procura. Un accesso ai cantieri che segna senza dubbio un punto a favore dei comitati civici e dei movimenti mobilitatisi sul caso Bagnoli. In primis a tutela della salute e dell’ambiente.
«Un primo elemento che abbiamo evidenziato nel ricorso – spiega l’avvocato Elena Coccia – è relativo ai pericoli per la salute della popolazione e, grazie al contributo dell’associazione Medicina Democratica, si appoggia a studi che evidenziano come a Bagnoli l’incidenza del mesotelioma maligno sia due volte superiore a quella che si registra negli altri quartieri della città di Napoli, che a sua volta registra un dato superiore del 2% alla media nazionale. Inoltre va evidenziata la grave incidenza di patologie oncologiche originate dalla presenza di materiali pesanti, del genere di quelli che si ritrovano all’interno della colmata».
Elementi che, pur in assenza di un comprovato nesso di causalità, vanno a disegnare un quadro generale a dir poco preoccupante. Soprattutto se i dati provenienti dai rilevamenti della centralina mobile dell’Arpac, collocata a Città della Scienza, hanno rilevato in due settimane già sei sforamenti della soglia massima di polveri sottili, con almeno un paio di giornate in cui il livello di pm10 si è arrestato appena sotto il limite previsto dalla legge.
Accanto agli aspetti più strettamente legati alla tutela della salute e dell’ambiente, c’è poi quella relativa alla «trasparenza» degli interventi in atto o che si intendevano realizzare nel l’ex sito industriale di Bagnoli. A sollevare dubbi, in particolare, l’intervento sulla colmata, punto dove si concentra buona parte dei materiali potenzialmente pericolosi e dei suoi inquinati.
«Non era chiaro – prosegue l’avvocato Coccia – come si sarebbe proceduto a tombare la colmata, come viene effettuato il capping. Altro dubbio è relativo alla previsione o meno di un intervento per ridurre l’emanazione a mare di materiali pesanti e, soprattutto, come si intende procedere all’escavazione che deve portare il fondale dagli attuali 2.5 metri ai 6 necessari per ospitare le regate della Coppa America».
A questi interrogativi si aggiungono quelli più strettamente legati ai passaggi amministrativi, inclusa la modifica del piano regolatore generale, che hanno caratterizzato il lungo iter per l’intervento di bonifica e riqualificazione urbanistica di Bagnoli. Perplessità che, evidentemente, hanno trovato eco in Procura, soprattutto dopo la convocazione dei comitati civici dello scorso lunedì.

