Ci sono calciatori che vincono trofei, e poi ci sono quelli che cambiano il modo in cui il calcio viene pensato e raccontato. Michel Platini appartiene alla seconda categoria, quella rarissima degli artisti assoluti. Nato il 21 giugno 1955 a Jœuf, nella Lorena francese, porta nel DNA il calcio: suo padre Aldo, immigrato italiano di origini piemontesi, era allenatore e dirigente sportivo. Michel cresce circondato dal pallone, in una famiglia dove il gioco non è passatempo ma vocazione.
La sua tecnica è pulita, priva di ridondanze: non stupisce per potenza fisica o velocità, ma per l’intelligenza e la capacità di leggere lo spazio un secondo prima di chiunque altro.
La carriera prende il via nell’AS Nancy, dove esordisce in prima divisione nel 1972, a soli diciassette anni. Con la maglia biancorossonera disputa sette stagioni, segnando 98 gol in 175 presenze e vincendo la Coupe de France nel 1978, primo trofeo della carriera. Il debutto in nazionale avviene il 27 marzo 1976, in amichevole contro la Cecoslovacchia: ha vent’anni e segna già alla prima apparizione. Un biglietto da visita eloquente.
Nel 1982, dopo una stagione all’AS Saint-Étienne, Platini compie il grande salto. La Juventus lo acquista per circa undici miliardi di lire. Il sodalizio tra il numero dieci francese e il club bianconero diventa uno dei capitoli più luminosi della storia del calcio. Il giocatore si ambienta subito, complice la familiarità con l’italiano parlato grazie alle origini paterne. L’impatto è immediato e deflagrante.
Il triennio 1982-85 è semplicemente irripetibile. Platini vince tre Scudetti consecutivi e domina la classifica marcatori della Serie A in modo senza precedenti: 16 reti nel 1983, 20 nel 1984, 18 nel 1985. Per tre stagioni di fila è capocannoniere del campionato italiano — un’impresa che nessun altro straniero aveva mai realizzato. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.
Quello che porta alla Juventus è qualcosa di più difficile da quantificare: una qualità del gioco, una classe cristallina che trasforma ogni azione in una piccola opera d’arte.
Il suo piede sinistro disegna traiettorie che sembrano fisicamente impossibili. I suoi calci di punizione diventano leggendari: tiri a giro che si infilano nell’incrocio con una regolarità quasi meccanica. In sette stagioni con la Juventus (1982-1987) totalizza 147 gol in 213 presenze, vincendo tre Scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA.
La finale di Coppa dei Campioni del 1985 contro il Liverpool all’Heysel porta però un’ombra indelebile: 39 tifosi perdono la vita prima del fischio d’inizio. Platini segna il rigore del definitivo 1-0, ma quella rete rimane avvelenata nel ricordo del calcio europeo.
Agli Europei del 1984, giocati in Francia, Platini tocca il vertice assoluto della carriera: 9 gol in 5 partite, ancora oggi record assoluto per un giocatore in una singola edizione degli Europei. Una tripletta contro il Belgio, il gol del pareggio in extremis contro la Danimarca, la rete decisiva in semifinale contro il Portogallo, il gol in finale contro la Spagna.
Un dominio totale che consacra definitivamente Platini come miglior calciatore del mondo.
Tra il 1983 e il 1985 vince tre Palloni d’Oro consecutivi — un’impresa che fino ad allora soltanto Johan Cruyff aveva realizzato. In nazionale segna 41 gol in 72 presenze: ancora oggi record assoluto della selezione transalpina, straordinario per un trequartista puro.
Nel 1987, a trentadue anni, Platini si ritira. Non per infortuni o calo di rendimento, ma per una scelta lucida e coraggiosa: meglio fermarsi da grande che trascinare il proprio nome verso la mediocrità.
Dopo il campo diventa commissario tecnico della Francia, poi co-presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali del 1998 — vinti dalla Francia in casa — e infine presidente UEFA dal 2007, ruolo in cui promuove il Financial Fair Play. Nel 2015 viene travolto dallo scandalo FIFA e sospeso per anni. Nel 2022 il TAS lo assolve, ma la carriera dirigenziale è compromessa.
Sul campo il giudizio è inappellabile. Tre Palloni d’Oro, tre Scudetti, una Coppa dei Campioni, 41 gol in nazionale, 9 gol in un solo Europeo: cifre che resistono al tempo. Platini ha dimostrato che si può dominare una partita con la testa prima che con i muscoli.
Ha ispirato generazioni di calciatori, da Zidane — che ha apertamente riconosciuto il debito verso di lui — in poi.
Quando si parla dei più grandi di tutti i tempi, il suo nome è sempre lì, tra Pelé, Maradona, Cruyff e Zidane. Un calciatore che ha trattato il pallone come cosa sacra: con rispetto, intelligenza e quella grazia che non s’insegna mai. Insomma, quando si parla di football, ricordate. Le Roi è solo uno: Michel Platinì.

