«Impatto ambientale? Adesso qualcuno scopre l’acqua calda»

«Il messaggio che rischia di passare è chi oggi si oppone a determinati interventi a Bagnoli si oppone al progetto di riqualificazione urbana: è esattamente l’opposto. Tutti vogliamo il risanamento di Bagnoli, ma vogliamo che si realizzino gli interventi previsti dal Praru (il programma di risanamento ambiente e di rigenerazione urbana, nda)». Questo il messaggio e l’obiettivo della manifestazione di oggi, sottolinea Diego Civitillo (nella foto), consigliere della X municipalità, tra i primi a denunciare le criticità degli interventi in atto a Bagnoli.
Se tutti sono concordi nel volere il risanamento dell’area, qual è il problema?
«L’elemento critico è il cambiamento di metodo nella gestione dell’intervento. Su Bagnoli esisteva un progetto di rigenerazione urbana fondato sul confronto con il territorio e sulla condivisione, sfociato dopo un lungo lavoro nel Praru, un piano che si sta progressivamente snaturando. Quella che si sta attuando ora è una modifica di fatto degli interventi originari».
In cosa sta cambiando l’intervento di risanamento?
«Ad esempio lungo la linea di costa non ci sarà più la spiaggia pubblica nel momento in cui si mantiene la colmata, dovendo lasciare spazio alle opere per la Coppa America. A questo punto è lecito chiedersi se si recupererà la balneabilità, il rapporto del quartiere con il mare, che erano alcuni degli obiettivi del progetto di riqualificazione».
Questi cambiamenti non solo modificano il progetto originario, ma incidono sensibilmente sul quartiere in termini ambientali, come dimostrano i dati dei recenti rilevamenti dell’Arpac.
«Oggi molti stanno scoprendo l’acqua calda. Gli studi di fattibilità commissionati da Invitalia, quindi non da comitati civici o movimenti, erano previsti gli impatti sul territorio, ad esempio per gli interventi sulla colmata, per la movimentazione degli inerti. Ora, con l’accelerazione dovuta alla necessità di rispettare i tempi per l’inizio delle regate della Coppa America, l’impatto su Bagnoli dei cantieri si è fatto ancora più forte: maggiore concentrazione del lavoro significa, ad esempio, più movimento di mezzi pesanti».
A fronte di questa situazione ampiamente prevista, che misure sono state adottate?
«A quanto ci risulta non c’è una previsione di misure di contenimento. O almeno non c’era prima che iniziassero le proteste. Se si vuole lavorare bene , si dovrebbero produrre misure di mitigazione: i dati dei rilevamenti dell’Arpac dimostrano che, seppure queste misure sono state adottate, sono insufficienti».
Sotto il profilo ambientale cosa desta maggiore preoccupazione tra i residenti?
«Senza dubbio la qualità dell’aria. Negli ultimi due mesi il peggioramento era già evidente, prima ancora che i rilievi evidenziassero gli alti livelli di pm10. E poi ci sono i problemi legati alla mobilità, la circolazione all’interno di Bagnoli è di fatto paralizzata, ogni giorno il movimento di un centinaio di mezzi pesanti si fa sentire. Questo rende difficile ogni spostamento, anche piccolo, quindi complica la vita quotidiana».
Oggi nuova manifestazione di movimenti e comitati civici, con quale obiettivo?
«Evidenziare il problema Bagnoli con forza, far risuonare un campanello d’allarme e, nello stesso tempo, chiedere che l’intervento di riqualificazione urbanistica sia conforme alle previsioni del Praru. Alcune delle previsioni di quel piano erano una sorta di “risarcimento” per il quartiere, per il prezzo pagato ad una industrializzazione che ha preteso un dazio dai residenti in termini di tutela della salute».

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