Si apriranno questa mattina a Muscat, in Oman, i colloqui tra Stati Uniti ed Iran. Un traguardo raggiunto al termine di un estenuante tira e molla diplomatico che ha visto prima la cancellazione di Istanbul come sede designata ad ospitare il vertice, poi mettere in discussione lo stesso incontro tra le delegazioni dei sue Paesi, infine concordare su Muscat, grazie anche alla mediazione omanita sollecitata dagli iraniani.
Sciolto il nodo relativo al “dove”, resta quello sul “cosa”: ufficialmente le posizioni di Washington e Teheran sull’agenda del vertice restano molto distanti. Gli iraniani si dicono pronti a discutere le condizioni per arrivare ad un accordo sul nucleare, in particolare sulla fine del programma destinato a dotare le forze armate iraniane dell’arma atomica (programma la cui esistenza è negata da Teheran). Gli statunitensi puntano ad allargare la discussione anche all’arsenale missilistico iraniano. In particolare la Casa Bianca vorrebbe imporre limitazioni al numero ed alla gittata di missili balistici a disposizione di Teheran.
Condizione, quest’ultima, difficilmente accettabile per la Repubblica Islamica, considerato che l’unica reale deterrenza nei confronti di un attacco è rappresentato esclusivamente dal proprio arsenale missilistico, come ben dimostra la “guerra dei dodici” giorni combattuta lo scorso anno con Israele.
In attesa del vertice resta alta la tensione in tutta la regione, con un fitto intreccio di scambi diolomatici tra le diverse capitali. Più di una cancelleria teme che un eventuale attacco americano all’Iran possa dare origine ad un conflitto su scala regionale.

