Cambiano le misure di sostegno, resta identica la ripartizione territoriale delle risorse destinate a sostenere le fasce più deboli della popolazione: Napoli assorbe, di fatto, le stesse risorse destinate all’intera Italia settentrionale. Archiviato il reddito di cittadinanza, è ora la distribuzione dell’assegno di inclusione a mostrare l’enorme sperequazione territoriale – dunque socio-economica – che caratterizza il Paese. Stando ai dati forniti dall’Istat nel corso del 2025 a Napoli e provincia sono state oltre 100mila le famiglie destinatarie dell’Adi, per un totale di 279.108 persone coinvolte, con un importo medio dell’assegno pari a 772 euro. In totale 78.5 milioni di euro.
Cifra che in assoluto può sembrare non eccessiva, ma se messa a confronto con quanto è stato erogato in tutte le regioni dell’Italia settentrionale – 72.7 milioni – appare in tutt’altra luce. Il dato diventa ancora più “pesante” se si considera l’intera Campania: in regione sono arrivati complessivamente poco meno di 118 milioni di euro. In pratica il 25% delle risorse stanziare per l’Adi.
A beneficiare di queste risorse sono stati156.853 nuclei familiari, comprendendi 413.272 persone: 752 euro l’importo medio dell’assegno.
«I dati diffusi dall’Inps relativi l’Assegno d’Inclusione – dice Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania – non rappresentano una sorpresa. Anzi, è da tempo che denunciamo in Campania che l’emergenza salariale e la povertà sono sempre più diffusi. Crediamo che la Campania, anche alla luce di questi dati, debba essere destinataria di provvedimenti strutturali e che vadano assegnate risorse non in maniera assistenziale ma con precisi obiettivi: non solo sostegno economico ma interventi in formazione, occupazione stabile e di qualità e politiche attive del lavoro».

