Aree interne, più pericoli che benefici dalla nuova legge

di Andrea Di Mauro

La nuova legge nazionale sulla riclassificazione dei comuni montani e delle aree interne, presentata come un intervento tecnico di razionalizzazione, rischia in realtà di produrre effetti profondamente regressivi sui territori più fragili del Paese e, in particolare, sulle aree interne della Campania.
Dietro criteri apparentemente oggettivi — altimetrici, geomorfologici e statistici — si cela una scelta politica che riduce la platea dei comuni riconosciuti come montani, indebolendo proprio quei territori che già soffrono isolamento, carenza di servizi e perdita demografica. Per i piccoli comuni dell’Alta Irpinia, del Beneventano e del Cilento interno, questa riclassificazione non è una questione formale: è una questione di sopravvivenza amministrativa, economica e sociale.
La riclassificazione incide direttamente sulla possibilità di accesso a misure di sostegno, priorità di finanziamento, deroghe amministrative e strumenti di compensazione territoriale. Ridurre o rendere incerta la qualifica di “comune montano” significa: compromettere la programmazione locale, scoraggiare investimenti e iniziative imprenditoriali, accelerare lo spopolamento già in atto.
I comuni sotto soglia demografica, già in affanno nel garantire servizi essenziali come scuole, sanità e trasporti, vengono così ulteriormente penalizzati da una norma che non tiene conto delle reali condizioni socio-economiche, ma si affida a parametri rigidi e astratti.
Ancora più grave è ciò che la legge non affronta. Nei territori dell’Appennino campano e del Cilento, una parte consistente dei comuni riclassificati ricade all’interno o ai margini di parchi nazionali e regionali. Qui, i vincoli statutari e regolamentari, se non accompagnati da politiche attive di sviluppo, stanno progressivamente soffocando: la pastorizia tradizionale, l’allevamento estensivo e non intensivo, l’agricoltura sostenibile, il presidio del territorio con attività venatoria, pesca, raccolta frutti spontanei, oggi quasi vietata ed a vantaggio di pochi.
In assenza di un riequilibrio serio tra tutela ambientale e attività antropiche storiche e tradizionali, i parchi rischiano di trasformarsi da strumenti di valorizzazione a fattori di desertificazione umana, contribuendo allo svuotamento dei borghi e alla perdita di identità produttiva, provocando squilibri faunistici gravi con il proliferare di specie invasive a danno di altre più delicate.
Questo scenario si inserisce in un contesto ancora più contraddittorio: mentre si chiede ai territori interni italiani di sopravvivere con meno strumenti, l’Unione Europea prosegue nel percorso di apertura ai prodotti agroalimentari del Mercosur sudamericano. Il risultato è un cortocircuito evidente: agli agricoltori e allevatori delle aree interne si impongono vincoli ambientali, costi elevati e burocrazia stringente, mentre sul mercato entrano prodotti ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali molto più bassi. Così facendo, si condanna definitivamente la piccola agricoltura di montagna e delle aree interne a una competizione impossibile, favorendo l’abbandono dei territori e la perdita di presidio umano.
Di fronte a questo scenario, è necessario un intervento immediato e concreto. La riclassificazione dei comuni montani deve essere profondamente rivista attraverso correttivi ai criteri di classificazione, un comune non è montano solo per quota, ma per condizioni di vita. Occorrono clausole di salvaguardia per i piccoli comuni, prevedendo una tutela automatica per i comuni sotto una determinata soglia demografica, evitando esclusioni improvvise e garantendo continuità di accesso alle misure di sostegno.
Occorre riformare la governance delle aree protette, riconoscendo pastorizia, allevamento estensivo e agricoltura sostenibile come strumenti di tutela ambientale attiva e non come attività da tollerare o limitare. È necessario, infine, introdurre clausole di salvaguardia per le produzioni delle aree interne in presenza di accordi commerciali internazionali.

  • responsabile Aree Interne
    Indipendenza Salerno
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