Trump invita l’Iran a negoziare ma minaccia l’opzione militare

I venti di guerra tornano a soffiare con forza nel Golfo Persico, con l’ipotesi di un attacco statunitense all’Iran sempre più probabile. Del resto non solo l’arrivo della squadra navale guidata dalla portaerei Lincoln, ma anche il rafforzamento di tutto il dispositivo militare statunitense nella regione è indice di un preoccupante peggioramento della situazione politica.
E poi c’è la consueta imprevedibilità di Donald Trump, che – come solito – rilancia l’idea di un accordo mentre agita lo spauracchio dell’azione militare contro i vertici della Repubblica Islamica. E lo fa, come di consueto, via social. «Un’imponente Armada sta facendo rotta verso l’Iran – scrive Trump su Truth -. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. Come nel caso del Venezuela, è pronta e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario». Una premessa per la richiesta di arrivare ad un accordo sul nucleare: «Speriamo – prosegue Trump – che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – niente armi nucleari – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale!».
Insomma, non proprio una richiesta avanzata in termini diplomatici. E così è stata recepita a Teheran, dove pesa il precedente rappresentato da un dialogo che è servito solo a mascherare l’attacco aereo ai siti nucleari iraniani condotto durante la guerra dei dodici giorni con Israele. Il ministro degli Esteri Araghchi ha detto che se gli Stati Uniti vogliono un negoziato – che al momento non esiste, secondo fonti arabe – devono abbandonare le minacce. Più dura il post social la delegazione iraniana all’Onu: «L’ultima volta che gli Stati Uniti si sono lanciati in guerre in Afghanistan e Iraq, hanno sperperato oltre 7mila miliardi di dollari e perso più di 7mila vite americane».

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