Washington avvisa Kiev: sicurezza solo dopo la pace

L’accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina sarà anche «pronto al 100%», come ha sottolineato Volodimir Zelensky nei giorni scorsi, evidentemente però quelle che mancano sono le condizioni politiche perché l’intesa di fondo raggiunta tra Kiev e Washington venga formalizzata in un vero e proprio trattato di assistenza militare.
Questo il quadro che emerge dalle indiscrezioni riportate dal Financial Times: secondo il quotidiano economico britannico, infatti, la Casa Bianca avrebbe deciso di subordinare la validità delle garanzie di sicurezza al raggiungimento di un accordo di pace con la Federazione Russa. Passaggio preliminare che nel corso degli ultimi incontri sarebbe stato ben evidenziato dagli statunitensi alle autorità ucraine. Dunque, presumibilmente, anche allo stesso Zelensky.
Niente sicurezza senza pace, dunque. Il problema è che per raggiungere la pace Mosca pone una condizioni irrinuniciabile, sempre la stessa: il pieno controllo delle due regioni del Donbass, Lugansk e Donetsk. E mentre la prima è ormai completamente nelle mani dei russi, circa il 20% della seconda è ancora sotto controllo dell’esercito ucraino. Kiev, dunque, dovrebbe accettare il ritiro delle proprie forze da un territorio che – seppur tra mille difficoltà ed un’offensiva nemica che non si arresta – ancora controlla.
Secondo il Financial Times Washington starebbe esercitando forti pressioni sul governo ucraino perché accetti il ritiro dal Donbass e la sua cessione alla Russia, così da arrivare finalmente alla fine del conflitto. E per raggiungere questo risultato gli Stati Uniti non avrebbero esitato a giocare la carta delle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
In buona sostanza – stando alla ricostruzione del quotidiano briutannico – le bozze dei documenti che definiscono il futuro impegno statunitense a difesa dell’Ucraina sono pronte, come pubblicamente annunciato da Zelensky, ma la firma finale viene rimandata dall’amministrazione Trump fino al momento dell’intesa con Mosca per la fine del conflitto.
In concreto le rassicurazioni proposte a Kiev contemplerebbero un meccanismo di difesa simile all’articolo 5 del trattato Nato e una promessa di sostegno in caso di “attacco prolungato”. Garanzie che per Kiev potrebbero risultare generiche, considerato che il celebre quanto poco analizzato articolo 5 non prevede una risposta immediata ed incondizionata in caso di attacco ad un Paese della Nato, ma solo la possibilità di intervento in suo sostegno.
La reazione della Casa Bianca alla ricostruzione del Financial Times è stata immediata, con la viceportavoce Anna Kelly che ha definito totalmente falso lo scenario delineato dall’articolo del quotidiano britannico. Anche altre fonti dell’amministrazione statunitense hanno ribadito che la definizione dei contenuti del futuro accordo di pace è demandata al confronto tra Russia ed Ucraina.
Confronto che riprederà nei prossimo giorni, probabilmente entro il fine settimana, nella nuova formula a tre – Stati Uniti, Russia ed Ucraina – inaugurata negli Emirati Arabi la scorsa settimana. Il dialogo – caratterizzato da «progressi significativi» secondo l’inviato americano Witkoff – dovrebbe riprendere lì dove si è interrotto: il controllo del Donbass. Alla fine il nodo da sciogliere è sempre lo stesso.

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