Cinghiali: politiche fallimentari con danni in costante aumento

di Andrea Di Mauro*

La presenza del cinghiale in Campania ha ormai raggiunto dimensioni tali da configurarsi non come una criticità stagionale, ma come un fenomeno consolidato e strutturale, difficile da contenere e destinato a crescere se non si affrontano le cause profonde e non solo i suoi effetti. Il quadro attuale, con numeri in costante aumento e impatti sociali ed economici sempre più evidenti, è il risultato di scelte politiche che, nella sostanza, hanno favorito l’espansione incontrollata della specie.
I dati ufficiali di prelievo relativi agli ultimi piani di abbattimento nei diversi ATC della Campania mostrano chiaramente come gli sforzi di contenimento siano insufficienti rispetto alla reale consistenza delle popolazioni selvatiche.
Stime indipendenti indicano che in anni recenti siano stati complessivamente prelevati circa 10mila cinghiali in tutta la regione in una singola stagione venatoria. Questi numeri possono sembrare significativi. In realtà, non riescono ad arrestare l’espansione numerica della specie: basti pensare che l’Italia ha stimato oltre 1,5 milioni di cinghiali sul territorio nazionale, con trend in crescita nel decennio 2015–2021. Il motivo è semplice: il tasso di mortalità antropica non bilancia la capacità riproduttiva della specie e la disponibilità di habitat favorevoli.
Uno dei fattori meno dibattuti ma più determinanti è la presenza in Campania di ampie aree protette, parchi e zone vincolate. Secondo dati ufficiali, oltre il 14 % del territorio regionale è classificato come Zona di Protezione Speciale (ZPS) o SIC, parte della rete Natura 2000. A queste si aggiungono parchi regionali e nazionali, oltre a oasi di protezione faunistica. In queste aree non solo non è previsto il prelievo venatorio ordinario, ma spesso manca qualsiasi forma efficace di controllo demografico e si creano così serbatoi biologici permanenti in cui la specie si riproduce indisturbata, con tassi di natalità elevatissimi.
Queste aree rappresentano di fatto una “fabbrica biologica” di nuove generazioni di cinghiali che, una volta raggiunta la capacità portante locale, escono verso le zone agricole e antropizzate, continuando a rigenerare le popolazioni presenti anche negli ATC.
La normativa vigente — dalla Legge nazionale 157/1992 alla Legge Regionale Campania n. 26/2012 — prevede strumenti di gestione della fauna selvatica e piani di controllo del cinghiale, compresi interventi di cattura e abbattimento. La Regione, con la DGRC n. 521 del 23.11.2021, ha approvato un Piano di gestione e controllo del cinghiale, mirato a ridurre danni alle colture, incidenti stradali e diffusione di malattie come la Peste Suina Africana. Tuttavia, l’applicazione di tali strumenti nei fatti è stata timida e discontinua, per ragioni che vanno ben oltre la semplice carenza tecnica: spesso è la riluttanza politica a esercitare un controllo rigoroso nelle aree protette ad azzerare l’efficacia di qualsiasi piano di gestione. Lasciare vaste porzioni di territorio come “zone franche” per la riproduzione del cinghiale equivale ad accettare la crescita esponenziale della specie come inevitabile.
Il proliferare dei cinghiali ha conseguenze gravi e trasversali, dai danni all’agricoltura, stimati a livello nazionale in decine di milioni di euro agli incidenti stradali e ai rischi per la sicurezza pubblica. In aumento anche le aggressioni in aree urbane e periurbane.
La gestione del cinghiale in Campania è oggi un banco di prova per la credibilità delle istituzioni regionali. Non basta estendere i calendari venatori o affidarsi alle squadre di selezione: senza un controllo strutturato anche nelle aree protette, con l’effettiva applicazione dei piani di gestione e, se necessario, con misure di controllo demografico mirate nei parchi e riserve, la situazione continuerà a peggiorare.
La Campania non può più permettersi un modello di gestione in cui ampie aree fungono da fabbriche di selvatici, mentre agricoltori e cittadini pagano il prezzo di un’irresponsabile passività decisionale.

  • responsabile Aree Interne Indipendenza Salerno
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