Usa e Unione Europea vanno allo scontro, Pechino tace e osserva

Il raffreddamento delle relazioni transatlantiche e i venti che minacciano burrasca per una nuova guerra commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea – all’indomani dell’opinabile manifestazione di forza (o meglio, di debolezza) militare europea in Groenlandia – insieme a decine di ipotesi e fiumi di inchiostro versato hanno prodotto, infine, qualcosa di molto più concreto: l’avvio di un dialogo con Pechino per ricucire quei rapporti commerciali recisi dagli europei su pressioni statunitensi.
Pressioni che in qualche caso hanno assunto la forma di un vero e proprio diktat all’indirizzo di qualche governo più riluttante a rinunciare ad accordi commerciali già siglati. Non è il caso dell’Italia, dove il governo conservatore di Giorgia Meloni si è prontamente adeguato, uscendo dall’accordo sulla Via della Seta siglato nel 2019 dall’allora premier Conte.
Una linea seguita praticamente da tutti, volenti o nolenti, ma da cui attualmente almeno due Paesi stanno iniziando a prendere le distanze: Francia e Gran Bretagna.
Emmanuel Macron nel corso del suo intervento al forum di Davos ha sottolineato come «la Cina è benvenuta, ma ciò di cui abbiamo bisogno sono più investimenti diretti esteri cinesi in Europa, in alcuni settori chiave, per contribuire alla nostra crescita, per trasferire alcune tecnologie, e non solo per esportare verso l’Europa, alcuni dispositivi o prodotti che a volte non hanno gli stessi standard, o sono molto più sovvenzionati, di quelli prodotti in Europa».
Seppur con dei paletti, un’apertura senza precedenti nel recente passato. E mentre Macron auspica nuove collaborazioni, il primo ministro britannico Starmer si appresta a volare a Pechino, per la prima volta di un capo di governo in Cina dal 2018.
Tra gli obiettivi di Starmer vi sarebbe – stando alle anticipazioni rilanciate dall’agenzia Reuters – quello di far rivivere il dialogo commerciale tra i due Paesi, tornando “all’epoca d’oro”, momento in cui prese vita il “Consiglio dei CEO UK-China”. Un organismo che vedeva la partecipazione di amministratori di grandi aziende dei due Paesi accanto a rappresentanti politici.
Rivitalizzare quel Consiglio sarebbe uno dei traguardi di Starmer, anche se la trattativa diplomatica appare ancora in corso. Certa è, invece, la volontà di invertire la politica verso la Cina degli ultimi governi conservatori.
Insomma, se Stati Uniti e Unione Europea litigano, Pechino non può che sorridere.

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