Si apre all’insegna dello scontro tra Trump e Macron il World Economic Forum di Davos, vertice dove sembrano esplodere già dalla giornata inaugurale tutte le tensioni e le contraddizioni che caratterizzano in questa fase i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico.
Il presidente francese gioca sul filo dell’ironia, definendo quello che stuamo attraversando come «un periodo di pace, stabilità e prevedibilità», riferendosi alla pretesa trumpiana di aver chiuso otto guerre dall’inizio della sua presidenza. Ironia che apre la strada ad un vero e proprio attacco frontale alla politica statunitense, in particolare alle pretese di acquisizione della Groenlandia ed allo scontro che ne deriva con i Paesi europei scesi in campo in sostegno di Copenaghen.
Macron ha definito «inaccettabili» i nuovi dazi, soprattutto nel momento in cui questi vengono utilizzati «usati come mezzo di pressione» per modificare le scelte politiche degli alleati. Infine l’inquilino dell’Eliseo ha rivendicato una nuova postura internazionale per l’Europa: «Abbiamo bisogno – ha detto Macron – da un lato, di maggiore sovranità, maggiore autonomia per gli europei e, dall’altro, di un multilateralismo efficace che produca risultati attraverso la cooperazione».
Presa di posizione, quella del presidente francese, dopo i duri attacchi di Trump, che hannpo fatto seguito al rifiuto di Parigi di entrare a far parte del “Comitato” chiamato a gestire la transizione a Gaza (e molto di più, nella prospettiva statunitense).
Un “no” che ha spinto Trump a minacciare dazi del 200% sui vini francesi, dopo aver pubblicato un messaggio di Macron con cui quest’ultimo si diceva disponibile ad organizzare una riunione del G7 in Francia dopo il forum di Davos. Riunione che, ovviamente, non si terrà.

