Bilancio con luci ed ombre quello del comparto agricolo campano nel 2025, anno segnato da una serie di criticità – dall’aumento dei prezzi di produzione all’instabilità internazionale che condiziona le esportazioni – che rischiano di mettere in grave difficoltà un settore che, in Campania, resta una delle voci principali del sistema economico-produttivo.
Il peso del comparto è ben evidenziato dai dati forniti da Confagricoltura: il valore della produzione agricola ha superato i 5 miliardi di euro, mentre l’intera filiera agroalimentare genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero l’11% del totale campano. Le esportazioni rappresentano un quarto di tutte quelle della regione.
Un settore vitale e strategico per l’economia campana, dunque, ma alle prese con diversi fattori che rischiano di mettere in seria difficoltà i produttori e, di conseguenza, l’intera filiera. Su tutti il crescente divario tra i prezzi che vengono riconosciuti agli agricoltori e i costi di produzione in costante crescita, in particolare quelli energetici e di prodotti indispensabili quali fertilizzanti e mangini. Senza tener conto di un rapporto non sempre facile con gli istituti di credito e un sistema logistico raramente all’altezza delle reali necessità delle imprese.
I diversi settori presentano, poi, specifiche esigenze e difficoltà, tuttavia – come rileva Confagricoltura Campania – vi sono almeno due fattori che condizionano negativamente l’intero comparto: i danni prodotti dalla fauna selvatica e la carenza di manodopera.
Il primo aspetto è riconducibile, sostanzialmente, ad una presenza esuberante di cinghiali, la cui popolazione è ormai fuori controllo a causa di scelte pregeresse che ogni presentano il conto. E non solo metaforicamente.
Quanto alla carenza di manodopera , si tratta di tema essenziale per la sopravvivenza di molte aziende: «La carenza di manodopera regolare – si legge in una nota di Confagricoltura – le difficoltà nei flussi migratori legali e l’inefficienza dei meccanismi di incontro tra domanda e offerta continuano a incidere sulla competitività delle imprese e sulla sostenibilità delle filiere, ponendo la necessità di una profonda modernizzazione del mercato del lavoro agricolo».
Di qui la richiesta non solo di interventi specifici, ma di un profondo cambio di visione ed approccio complessivo ai problemi ed alle esigenze del comparto agricolo ed agroalimentare: «Per il 2026, Confagricoltura Campania chiede un cambio di passo: non solo bandi e misure emergenziali, ma il riconoscimento dell’agricoltura come pilastro centrale della politica economica regionale ed europea, capace di generare reddito, occupazione, tutela del territorio e valore per l’intera collettività».

