Dimissioni a Salerno, il centrodestra: «Città piegata al potere e al volere di De Luca»

Un’operazione di potere. Che piega la comunità salernitana alla volontà di Vincenzo De Luca di tornare alla guida di Palazzo Guerra. La lettura del centrodestra delle dimissioni del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli è immediata, netta, durissima. E parla tutta la stessa lingua: istituzioni utilizzate, città trattata come proprietà, cittadini messi ai margini. «Le dimissioni del sindaco di Salerno hanno una sola ragione: dare quanto prima spazio alla candidatura dell’ex governatore della Campania a sindaco di Salerno. È un’ulteriore conferma della scarsa considerazione che il sistema deluchiano ha delle istituzioni», sottolinea Gigi Casciello, coordinatore regionale di Noi Moderati. «De Luca sa bene che a breve il fallimento della sua gestione della Regione Campania e la progressiva marginalizzazione del suo ruolo – viste anche le nomine fatte da Roberto Fico con gli assessori – saranno sempre più evidenti ai cittadini». Da qui la conclusione di Casciello: «Ritengono la città una “cosa loro”. Motivo in più perché il centrodestra e tutte le vere forze democratiche di Salerno lavorino subito a un’ipotesi credibile per uscire dalla gestione padronale e fallimentare del sistema De Luca». Stessa accusa, toni ancora più aspri, nelle parole di Roberto Celano, segretario provinciale di Forza Italia e consigliere regionale. «Le dimissioni rappresentano forse il segnale più chiaro, negli ultimi anni, di una città piegata a logiche che nulla hanno a che fare con l’interesse collettivo», tuona il forzista. Per lui non è una scelta maturata «a valle di una seria valutazione sull’operato amministrativo». È, al contrario, «una decisione funzionale esclusivamente a consentire la ricandidatura dell’ex governatore della Campania». Celano parla di «manovra politica scoperta», consumata «nel quasi totale silenzio della società civile» che «assiste inerme alla caduta di un’amministrazione e di un Consiglio comunale eletti democraticamente». E conclude: «Lo svuotamento della volontà popolare, piegata a interessi individuali e di potere, appare come un atto ai limiti dell’eversione democratica». Per Antonio Iannone, senatore e commissario regionale di Fratelli d’Italia, il confine è già superato: «Si gioca con le istituzioni come se fossero il salotto di casa. Il sindaco si dimette perché De Luca è rimasto senza poltrona e deve ricandidarsi a qualcosa». Per l’esponente meloniano si tratta di una situazione di «gravità estrema e senza precedenti. Siamo tornati al tempo di Celestino V e Bonifacio VIII». Perentoria anche la presa di posizione della deputata di Fratelli d’Italia Imma Vietri: «Dimissioni anomale e manovra tutta interna al sistema di potere deluchiano per soddisfare un disegno personale. Un ulteriore vuoto istituzionale che pagheranno i territori. Salerno viene trattata come una proprietà personale e non come una comunità da governare. Questo modo di fare politica mortifica le istituzioni e calpesta la volontà popolare». Duro anche il giudizio del leghista Dante Santoro: «Le dimissioni di Napoli sono la chiusura indecorosa di un’amministrazione inefficiente che non ha dato risposte ai cittadini ma solo alle logiche di pochi. È l’ultimo atto di dieci anni di fallimenti politici e la prova di una gestione eterodiretta. La città di Salerno subisce uno schiaffo. Spero che dalle urne in primavera esca un messaggio forte e chiaro che pensioni definitivamente chi ha usato e usa la città a proprio piacimento». Maurizio De Lorenzo, segretario provinciale di Indipendenza, chiude con una frase politicamente lapidaria: «Possiamo affermare senza tema di smentita che, a Salerno, non è più la politica al servizio del cittadino ma viceversa».

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