Comunali a Salerno, Cammarota: «Serve un progetto civico, libero dai partiti»

Antonio Cammarota è uno che la politica l’ha attraversata tutta. La militanza, il consenso, le campagne elettorali. Viene da una storia di destra, con radici riconoscibili, ma oggi il suo baricentro è civico e dichiarato. Avvocato, consigliere comunale di Salerno, Cammarota rivendica una sola missione: il bene della città. «Salerno non attraversa una fase di buona salute. Chiede maggiore attenzione ma anche più amore, più presenza e più fiducia. Soprattutto chiede una partecipazione più ampia e consapevole alle scelte che la riguardano, e che devono essere condivise».
Avvocato Cammarota, dove si annidano, secondo lei, le principali criticità?
«Manca una capacità di grande respiro ma allo stesso tempo non viene affrontato neppure il quotidiano. D’altro canto i problemi sono sotto gli occhi di tutti».
Su Salerno soffia forte il vento di elezioni comunali anticipate. Vincenzo De Luca, già quattro volte sindaco di Salerno, potrebbe scendere di nuovo in campo. Un bene per la città?
«Parto da un principio di democrazia: è un bene per una comunità quando chi governa è votato dalla gente che rappresenta. Vox populi, vox Dei».
Lei ha una storia di destra, da militante e da politico che si è sempre misurato con il consenso. Da anni però ha una collocazione civica. Perché questa scelta?
«Dal 2012 sono civico proprio per non appartenere a partigianerie politiche e rispondere soltanto alla mia terra e alla mia gente. La città di Salerno si serve con ogni cifra e in ogni ruolo. Da dieci anni sono onorato di presiedere la Commissione Trasparenza: un incarico che esercito nel modo più dignitoso, corretto ed efficace possibile».
In vista della prossima chiamata al voto per Palazzo Guerra, dialogherà con le forze in campo o pensa a un percorso ancora autonomo, con le sue liste civiche, come già ha fatto alle ultime elezioni comunali a Salerno?
«Io dialogo con la città. Le forze in campo sono spesso piattaforme che hanno smarrito il rapporto con i cittadini».
Si riferisce al centrodestra?
«Il centrodestra ha espresso un candidato alle ultime elezioni e abbiamo visto com’è andata, da tutti i punti di vista. Si svende Salerno su un tavolo che non è salernitano. Questo è il vero movente che mi fa rimanere civico».
Il centrodestra, a suo avviso, non ha capacità o volontà di radicarsi in città?
«Questo lo deve chiedere ai dirigenti del centrodestra salernitano. Io guardo ai risultati e verifico: in Consiglio comunale, a Salerno, ci sono due consiglieri su trentadue. E poi, se posso aggiungere…»
Prego, avvocato.
«Cosa vogliono dire davvero centrodestra e centrosinistra in una città come Salerno. Qui servono solo amore per la sua comunità, spirito di servizio e competenza. La competenza è la parola chiave. Non può fare il generale chi non ha fatto il soldato, altrimenti si spara sui piedi. Bisogna parlare un linguaggio di verità».
Nel dibattito politico cittadino questa verità manca?
«Perché non si parla seriamente della costruzione di un comitato per un nuovo porto, per liberare la città del mare, una mia proposta del 2017? Perché non si discute della delocalizzazione dei campi da tennis e del pattinodromo, ormai mangiati dal mare, e della realizzazione di un nuovo arenile dove oggi sorgono quegli impianti? Mi piacerebbe che queste tavole rotonde di generali mai soldati spiegassero questo, più che il partito di appartenenza. Anziché tavoli di confronto tra sigle, si dovrebbe parlare dei problemi della gente».
Di cosa ha realmente bisogno, sul piano politico, oggi la città di Salerno?
«La funzione della politica a Salerno è una sola: consentire ai nostri figli di restare nella terra dei padri».
Concretezza, insomma.
«I problemi della città di Salerno hanno poco di ideologico e molto di capacità amministrativa, soprattutto di libertà dai condizionamenti del potere e di partito. De Luca vince perché si muove in maniera civica: gli interessa affrontare i problemi della città senza steccati ideologici».
E l’alternativa a De Luca, invece, perché non riesce a costruire un progetto credibile attorno alla propria idea di città?
«Se l’alternativa si muove sulle sigle autoreferenziali politiche, che a Salerno città lasciano il tempo che trovano, come dimostrano le ultime elezioni comunali, non si va da nessuna parte».
Da dove si deve ripartire, allora?
«Bisogna unirsi attorno a un profilo autorevole, un uomo libero da condizionamenti di potere e di partito, capace di aggregare uomini liberi che hanno dimostrato nella loro vita di saper fare: professionisti, imprenditori. Questa sarebbe una proposta con cui dialogare».
È un progetto da costruire?
«Il baricentro è la città, la bussola sono i cittadini. Bisogna liberare le migliori energie per il bene dei salernitani. La politica è giusto che si divida su sensibilità, idee e visioni, confrontandosi ma ha poi il dovere di unirsi quando si tratta di difendere e lavorare nell’interesse della città».
Un progetto al quale lavorerà?
«Le mie chiavi di casa sono il consenso dei cittadini e la loro fiducia, che porto con impegno e spirito di servizio nelle istituzioni, in qualsiasi ruolo. Io metto al centro il bene della città e dialogo con tutti quelli che lo hanno davvero a cuore».
In conclusione. Con De Luca in campo per la guida del Comune di Salerno, c’è davvero partita?
«La forza di un avversario dipende anche dalla capacità di costruire una forza contraria. Poi, naturalmente, tutto dipende sempre dalla volontà popolare».

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