«L’aiuto sta arrivando». Si chiude così il messaggio che Donald Trump rivolge ai manifestanti iraniani, dopo averli invitati a continuare nelle proteste di piazza ed a prendere il controllo delle istituzioni.
La Casa Bianca sembra aver scelto la strada dell’intervento diretto in Iran, dopo aver esitato per diversi giorni tra la mediazione diplomatica ed il colpo di forza. Mediazione per cui ora non sembra più esserci alcuno spazio: «Ho cancellato tutti gli incontri con ufficiali iraniani fino a quando non cesserà l’uccisione insensata dei manifestanti», ha scritto ancora Trump sul social Truth.
Tra i possibili bersagli di un ipotetico attacco statunitense c’è – a detta di diversi analisti – l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema e leader spirituale della Repubblica Islamica. Non sono esclusi nuovi attacchi contro i siti nucleari, già colpiti durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno.
Del resto che il piatto della bilancia iniziasse a pendere verso la soluzione di forza lo indicava anche l’avviso, diramato lunedì sera, rivolto ai cittadini statunitensi di abbandonare immediatamente l’Iran.
In queste ore, intanto, l’opposizione denuncia l’uccisione di 12mila manifestanti nelle due settimane di protesta, dato ovviamente non verificabile tramite fonti terze. Così come non verificabile è la cifra di 2mila vittime avanzata da un funzionario governativo iraniano nelle ultime ore.
Intanto dal suo esilio americano torna a farsi sentire Reza Pahlavi (nella foto), erede della monarchia iraniana: «Ho un obiettivo semplice: dare alla nostra Nazione, forse per la prima volta nella sua storia, la possibilità di decidere del proprio futuro. Bisognerà gestire la transizione con un governo provvisorio che consenta al Paese di funzionare, preparando il terreno per il completamento di questo processo democratico».

