Il “ribaltone” italiano spiana la strada all’intesa col Mercosur

Alla fine tutto è andato come previsto: il riposizionamento dell’Italia – emerso già dopo le ultime dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida – ha consentito ieri pomeriggio l’approvazione a maggioranza qualificata dell’accordo di libero scambio con il Mercosur. La firma è fissata per il prossimo 12 gennaio in Paraguay, mentre l’approvazione da parte del parlamento europeo è prevista per il giorno 20.
Il via libera all’intesa – duramente contesta dal mondo agricolo – non ricompone la profonda frattura emersa all’interno dell’Unione, con Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria che hanno mantenuto la propria posizione contraria, mentre il Belgio ha scelto la via dell’astensione.
Roma, dunque, si è ritrovata ad essere ago della bilancia, allineandosi alla fine alla posizione di Berlino. Per la premier Meloni l’Italia ha ottenuto «risultati molto importanti per gli agricoltori» dalla commissione europea, in particolare l’abbassamento dall’8 al 5% delle importazioni di prodotti agricoli dal Mercosur: al raggiungimento della soglia scatta la clausola di salvaguardia che sospende l’accordo. Secondo diversi osservatori, tuttavia, determinanti sarebbero state le “aspirazioni” dei comparti esportatori, desiderosi di accedere con maggiore facilità al mercato sudamericano.
Il sì all’accordo, intanto, ha portato a nuove proteste in Francia e in Belgio, mentre si annuncia già una grande manifestazione a Strasburgo.
Agricoltori preoccupati e sul piede di guerra anche in Italia, con le prime manifestazioni di protesta ieri pomeriggio a Milano. Dubbiose anche le associazioni di categoria, con Confagricoltura che sottolinea una delle maggiori criticità dell’intesa: «L’accordo, nella sua forma attuale, rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur». Con effetti immediati ed evidenti su competitività e concorrenza per le imprese italiane.

Torna in alto