Eusébio da Silva Ferreira, noto ai più come la “Pantera Nera”, è stato senza dubbio il più grande calciatore portoghese della storia e uno dei talenti più luminosi del calcio mondiale degli anni ’60. Nato a Lourenço Marques (oggi Maputo), in Mozambico, il 25 gennaio 1942, Eusébio ha superato le barriere geografiche e sociali, diventando un’icona globale e il primo fuoriclasse di origini africane a imporsi sulla scena internazionale. La sua carriera, legata indissolubilmente al Benfica e alla nazionale portoghese, è un racconto di potenza, velocità e un istinto innato per il gol, culminato con la vittoria del Pallone d’Oro nel 1965.
Eusébio sbarcò a Lisbona nel 1961, giovanissimo ma già con un talento cristallino. L’impatto con il calcio europeo fu immediato e devastante. Con la maglia del Benfica, divenne rapidamente un elemento fondamentale, capace di sprigionare una corsa inarrestabile e un tiro potente e preciso con il destro, che si diceva raggiungesse i 180 km/h.
Non era un centravanti classico, preferiva partire da dietro, ma le sue medie realizzative erano sensazionali: 361 reti in 294 partite di campionato con il Benfica (una media di 0,93 gol a partita) e 41 gol in 67 presenze con la nazionale.
Il 1962 fu l’anno della sua consacrazione in Europa, quando una sua doppietta decise la finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, permettendo al Benfica di vincere 5-3. Quel giorno, ricevette simbolicamente la maglia da un’altra leggenda, Alfredo Di Stefano, in un ideale passaggio di consegne tra campioni.
Il 1965 fu l’anno del massimo riconoscimento individuale: Eusébio vinse il Pallone d’Oro, superando in classifica Giacinto Facchetti e Luis Suárez. Fu un momento di grande emozione per lui, appreso mentre era in auto con la moglie. Questo premio consacrò il ventitreenne come il miglior giocatore d’Europa.
L’anno seguente, il 1966, Eusébio raggiunse l’apice con la nazionale portoghese ai Mondiali in Inghilterra. Trascinerà la squadra, fino ad allora considerata minore, a un insperato quanto storico terzo posto, tuttora il miglior risultato della selezione lusitana. Fu il capocannoniere del torneo con 9 reti, un’impresa che lo consegnò definitivamente alla leggenda del calcio mondiale.
La bacheca di Eusébio è stracolma di trofei e riconoscimenti:
11 titoli nazionali portoghesi
7 volte capocannoniere del campionato portoghese
3 volte capocannoniere della Coppa dei Campioni
2 volte Scarpa d’Oro europea (1968 e 1973), il primo calciatore in assoluto a vincere il trofeo.
Dopo una parentesi nel calcio nordamericano verso la fine della carriera, Eusébio si ritirò, diventando poi uomo-immagine del Benfica. In suo onore, nel 2008, è stata istituita l’Eusébio Cup, un torneo amichevole estivo.
Eusébio da Silva Ferreira è scomparso il 5 gennaio 2014, ma la sua eredità vive ancora oggi, come simbolo di un calcio potente, elegante e, soprattutto, vincente.
ANEDDOTI E CURIOSITA’
La carriera di Eusébio da Silva Ferreira è costellata di successi leggendari, ma sono gli aneddoti e le curiosità fuori dal campo a svelare l’uomo dietro la “Pantera Nera”, un campione capace di emozionare e di lasciare un segno indelebile nella storia del calcio.
L’Infanzia e i “Palloni” Improvvisati
Nato in un quartiere povero del Mozambico, Eusébio ha dovuto fare i conti con la povertà fin da bambino. Lì, i veri palloni da calcio erano un lusso, e i bambini giocavano a piedi nudi utilizzando calzini vecchi, stracci e giornali arrotolati e legati insieme per creare una sfera improvvisata. Questa infanzia difficile ha forgiato il suo carattere e la sua determinazione.
Il “Rapimento” e la Guerra tra Club di Lisbona
Il trasferimento di Eusébio dal Mozambico al Portogallo è degno di un romanzo di spionaggio. All’epoca, si scatenò una vera e propria lotta tra i due giganti di Lisbona, Sporting e Benfica. Lo Sporting sembrava in vantaggio grazie agli agganci con la dirigenza del club mozambicano in cui giocava, il Lourenço Marques. Tuttavia, il Benfica riuscì a “rapire” letteralmente il giovane talento, nascondendolo sotto il falso nome di “Ruth” in un albergo dell’Algarve e poi tra alcuni pescatori finché non ebbe compiuto 18 anni e poté firmare legalmente per il club.
Le Lacrime ai Mondiali del 1966
Uno degli aneddoti più toccanti risale ai Mondiali del 1966 in Inghilterra, il torneo che lo consacrò capocannoniere con 9 gol e vide il Portogallo arrivare terzo. Dopo aver perso la semifinale contro i padroni di casa dell’Inghilterra, Eusébio scoppiò in lacrime per la delusione. Quelle immagini fecero il giro del mondo, mostrando la passione e l’umanità del campione, che divenne un simbolo globale e il primo grande giocatore portoghese dell’era della televisione in diretta.
Il Gesto di Fair Play nella Finale di Coppa dei Campioni
Un episodio che ne sottolinea la grandezza morale avvenne durante la finale di Coppa dei Campioni del 1968 contro il Manchester United. Verso la fine dei tempi regolamentari, sul punteggio di 1-1, Eusébio ebbe una clamorosa occasione da gol che parò il portiere avversario Alex Stepney. Eusébio, in un gesto di straordinario fair play e sportività, si complimentò immediatamente con il portiere per la prodezza, un’immagine che rimane impressa nella memoria collettiva. Il Benfica avrebbe poi perso la partita ai supplementari, ma il gesto di Eusébio rimase come esempio di nobiltà sportiva.
Il Primo Vincitore della Scarpa d’Oro
Eusébio detiene un record storico: è stato il primo calciatore in assoluto a vincere la Scarpa d’Oro europea, il premio assegnato al miglior marcatore dei campionati europei. Vinse il trofeo per ben due volte, nel 1968 e nel 1973, dimostrando una costanza realizzativa eccezionale.
L’Eredità e il Ricordo
Dopo la sua morte, avvenuta nel gennaio 2014, il Portogallo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Migliaia di persone hanno reso omaggio alla sua salma, che è stata esposta allo stadio Da Luz di Lisbona prima della sepoltura, a testimonianza dell’amore e del rispetto che la nazione nutriva per il suo più grande eroe sportivo.
In suo onore, il Benfica ha istituito l’Eusébio Cup, un torneo amichevole estivo.

