Automotive, l’anno nero di Stellantis colpisce duro gli stabilimenti del Sud

Il 2025 è stato un annus horribilis per il comparto automobilistico italiano e, in particolare, per le imprese meridionali del gruppo Stellantis. I dati diffusi dalla Fim Cisl nella giornata di ieri non lasciano alcuno spazio a dubbi o incertezze: la produzione Stellantis in Italia è calata del 20%, attestandosi sotto quota 380mila unità. Particolarmente forte la contrazione nel settore auto: solo quelle uscite dagli stabilimenti della Penisola, con un calo del 24.5%; leggermente meglio per quel che riguarda i veicoli commerciali, settore dove la riduzione della produzione è “solo” del 13.5%, con 166mila unità uscite dalle linee di montaggio.
«In meno di due anni – dice il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano -le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, nonostante nei tavoli ministeriali fosse stato indicato l’obiettivo di un milione di unità. Questa flessione particolarmente significativa ha portato quasi la metà della forza lavoro del gruppo a essere interessata da ammortizzatori sociali».
In questo scenario già di per sé poco confortante, il dato dei tre principali stabilimenti del Centro-Sud è ancora più preoccupante: tutti sono caratterizzati dal segno meno sul piano della produzione. E del resto l’unica fabbrica Stellantis a chiudere il 2025 in positivo è lo storico stabilimento di Torino Mirafiori, dove si è registrato un aumento della produzione del 16.5%.
Guardando più da vicino la situazione degli stabilimenti meridionali del gruppo balza all’occhio il – 47.2% di produzione registrato a Melfi, dato che fa sembrare quasi “fisiologici” i cali di Pomigliano (- 21.9%) e Atessa (- 13.5%).
A Melfi solo l’avvio della produzione della Nuova Jeep Compass sul finire dell’ultimo trimestre del 2025 ha consentito una lieve ripresa della produzione, ma la situazione resta difficile: dal 2021 ad oggi sono oltre 2.500 i lavoratori usciti su base volontaria incentivata, mentre 280 sono attualmente distaccati presso altri stabilimenti del gruppo. Molto preoccupante la situazione dell’indotto: «È indispensabile – ha detto il segretario generale della Fim Uliano – fornire risposte concrete all’indotto melfitano, oggi in forte sofferenza. Oltre a garantire un corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali e a dare priorità alle aziende locali nelle
forniture, è necessario che tutti i livelli istituzionali, nazionali e regionali, agiscano in modo coordinato».
Per quel che riguarda Pomigliano sulle due linee produttive – Panda e Alfa Romeo Tonale – sono state registrate in tutto 148 giornate di fermo produttivo, coinvolgendo oltre 4mila lavoratori. La conferma della produzione fino al 2030 della “Pandina” e il prossimo arrivo della nuova versione danno qualche certezza per il futuro, ma non mancano segnali preoccupanti. «Stiamo monitorando con attenzione l’andamento produttivo – dice ancora Uliano -, considerando la concorrenza
diretta rappresentata dalla nuova “Pandona”, prodotta nello stabilimento in Serbia, e da un’ulteriore concorrenza interna, come la Leapmotor T03. Siamo preoccupati dai segnali di rallentamento che, se confermati, potrebbero aprire una fase fortemente critica per lo stabilimento».
Ad Atessa, polo di produzione dei veicoli commerciali, la media giornaliera dei lavoratori che hanno utilizzato ammortizzatori sociali è stata di circa 700 unità, mentre il contratto di solidarietà è stato prorogato fino al mese di luglio di quest’anno.

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